IO SONO BLOGGER, THE CITYBLOGGER

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blogger

Visto il mio soprannome, è ovvio che non faccio parte di quella categoria di persone che ritiene blogger e stronzo due sinonimi. Leggermente masochista lo sono, ma non fino al punto di darmi della stronza da sola.

Io ho un blog da quando i blog esistono. Per un’egocentrica come me, la possibilità di scrivere e di essere letta da chiunque era un’oppo

rtunità che mi intrigava ed entusiasmava tantissimo e l’ho sfruttata. Era bellissimo che persone sconosciute ti contattassero e commentassero i tuoi post nel bene e nel male. Negli anni sono nate amicizie, inim

icizie, confronti animati e ho pure ottenuto un paio di lavori interessanti.
Poi è arrivato facebook e le dinamiche dei blog sono un po’ cambiate, non solo per me.
Ora vi svelerò una verità che potrebbe dare un brutto colpo al vostro ego da professionisti della comunicazione. Con il social siamo tutti diventati un po’ blogger, fatevene una ragione. Tutti noi scriviamo aneddoti sulla nostra vita quotidiana, riflessioni politiche o sociali, commentiamo eventi o programmi tv. Insomma, scriviamo d

i noi e dei nostri interessi.
Teniamo un diario. Che è lo spirito con cui i blog sono nati.
E allora quando è successo che i blogger sono diventati il nemico? Probabilmente quando i blog da strumenti di svago sono diventati strumenti di lavoro. Ben remunerato oltretutto. E sono iniziati i rosicamenti sia di chi non riesce ad appassionare come un blogger sia di quelli che non guadagnano come un blogger.
Prima che mi nasca l’aureola, però, devo inserire un… però.
Io per prima, nel mondo della moda, ho sempre criticato ragazzette presuntuose e senza nessuna competenza che si ergevano a detentrici del cromosoma di Coco Chanel esclusivamente per la loro esperienza a comporre outfit con “gira la moda”. Io per prima ho rosicato a vedere foto di borse da sogno “appese” al braccio di una figlia di papà con hashtag#cenafuori. Cena fuori da tua sorella, risponder

ei a queste, che io una borsa cosi dopo 18 anni di contributi non me la posso permettere nemmeno se me la regalano.
Comunque, tornando a noi. E’ ovvio che esistano blogger che non hanno professionalità, che esistano gli improvvisati, i marchettari e gli scrocconi. Poi però esistono blogger bravi, che hai voglia di leggere e seguire anche se qua e là becchi la marchetta a un prodotto.
D’altronde chi c’è dall’altra parte? Avete sfogliato le riviste di moda degli ultimi anni? Il livello è talmente basso che il dubbio che gli articoli siano scritti da una blogger che non ce l’ha fatta è fortemente lecito.
Parlo del mondo della moda perché è quello che conosco meglio, ma credo che queste considerazioni possano declinarsi a tutti i settori in cui la presenza dei blogger ha causato
impeachment degni di Bill Clinton. Lo scandalo non sono i blogger. Lo scandalo è che quelli che li criticano tanto non sappiano contrastarli con quella professionalità che tanto decantano.
Insomma, quando a me chiedono se sono una blogger, io rispondo “magari”.

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