#LUCKYLADIES: L’ELITE CAFONA DI NAPOLI

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Io che credevo che l’alta borghesia fosse ormai roba dei romanzi di Thomas Mann, ieri sera mi sono dovuta ricredere. L’alta borghesia a Napoli c’è ancora e viene rappresentata con il docu reality di Fox Life, Lucky Ladies. Ho cercato di concentrarmi sulle finalità del programma e, tra tutte, l’unica plausibile è quella di far prendere in giro sei donne convinte che avere un conto in banca con un buon numero di zeri le renda più fortunate di altre.  Sono cresciuta a pizza e sex and the city e difendo strenuamente la leggerezza, la frivolezza e i pranzi con le amiche a base di vino e superficialità, ma lucky ladies supera il confine del “leggero” e dell’ironico ed entra nel territorio del volgare. E’ volgare il loro modo di parlare sgrammaticato, quello di raccontarsi, è volgare il loro approccio finto patinato e costruito con più strati di un pan brioche, è volgare l’atteggiamento snob, sono volgari le case cosi piene di marmo che sembra di stare a Carrara, sono volgari i camerieri dei ristoranti che propongono le “bollicine”.

Il lavoro autoriale, poi, si appiattisce sul basso livello dei contenuti. Utilizzare la chiave ironica nella voce narrante avrebbe potuto dare un senso al programma ma chiedere a sei donne cosi di essere autoironiche è come chiedere a Gianni Morandi di dire “stronzo”. Impossibile. Anche se, devo essere onesta, alla descrizione di una lucky lady definita, per giunta a cavolo, “fredda come Sally Spectra” ho riso parecchio. Certo, “fredda come Angelina Jolie” mi avrebbe fatto ridere di più, ma è evidente che il riferimento a Beautiful meglio si adegua all’atmosfera della docu fiction, quella degli abiti da sera firmati Forrester Creations, per intenderci.

Perdonate l’affermazione che potrebbe sembrare un po’ snob, ma purtroppo l’analisi del target deve essere cinica. E questo programma è pensato per un target femminile, di età compresa tra i 35 e i 60 anni, di basso livello culturale, superficialmente ambizioso e convinto che i soldi possano comprare tutto, anche il buon gusto. O per i pidocchi arricchiti, di qualsiasi sesso e fascia d’età.

Il trash è come il colesterolo. Esiste quello buono, genuino che fa divertire, come nel caso de Il Boss delle Cerimonie, appassionare, come nel caso de Il Segreto o di Beautiful, rabbrividire, come nel caso di Malattie imbarazzanti, giusto per fare qualche esempio. E poi esiste quello cattivo, che si traveste da giornalismo come, per esempio, nel caso di Pomeriggio Cinque o da glamour come appunto nel caso delle “fortunate” donne napoletane. E si, perché quando San Gennaro distribuiva la fortuna tutte le altre donne erano a stendere i panni o a fare la spesa. La fortuna è una cosa alto borghese. E’ la sfortuna a essere plebea, ma per saperne di più dovremmo aspettare l’altro docu reality “unlucky ladies”.

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