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POLLIFORMI AL PANGRATTATO IN SALSE BIANCOROSSE

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polliformiDopo aver preparato le bugie di carnevale e aver esaurito il bonus enogastronomico mensile, mi sono di nuovo confrontata con la mia cucina romana. Appena sono qui l’esigenza primaria che si manifesta è quella di evitare di sporcare e di conseguenza essere costretta a lavare piatti, pentole e, Mastro Lindo aiutami a dirlo, la stufa, con annesso incubo alone che ti si ripropone in tutta la sua opacità la mattina quando entri in cucina a preparare il caffè. Quella visione in controluce è roba che resti nervosa per tutta la giornata e poi magari fai pensieri strani. Con una mano, una mano … sfiori il piano d’acciaio per cercare di farlo brillare. Essendo io una ragazza previdente, evito questi rischi e vi propongo qui un pranzetto veloce, con il valore aggiunto che alla fine avrete sporcato solo un piatto e una forchetta e avrete potuto continuare a lavorare al computer mangiando. Il piatto si sarà sporcato solo per l’esigenza di fare una foto decente, in condizioni normali potete usare il piatto di plastica. Vista l’ora, la ricetta è utilizzabile anche per cena.

Dunque, andate al supermercato al reparto carne e acquistate una confezione di crocchette di pollo, quelle impanate. Io vi consiglio le Amadori, non perché Mr Amadori abbia un figlio figo che voglio conquistare, ma perché sono realmente le più buone. Vi consiglio la confezione piccola, non quella famiglia, per evitare di cadere nella tentazione di mangiare da sola quello che potrebbero mangiare in tre o in quattro. Tre o quattro anoressici, vista la grandezza (?) della confezione famiglia. Consigliare porzioni abbondanti, però, fa poco esperta di cucina. Quelli che della cucina fanno una filosofia assaggiano e si saziano di gusti, sapori e idee di piatti prelibati. La quantità fa cafone. E grasso. Io sono magra oltre ad avere una certa classe!

Una volta fatto l’acquisto, tornate a casa. Avete pagato al supermercato, vero? Accendete il forno e fatelo riscaldare a 180 gradi. O anche meno. Per arrivare a 180 gradi ci vuole un sacco di tempo e noi stiamo facendo un pranzo veloce. Comunque, stendete un foglio di carta forno sulla placca e posatevi delicatamente le vostre crocchette. Non rivoltate la scatola che altrimenti ci vanno a finire anche tutte le mollichine che poi si bruciano o, peggio ancora, cascano nel forno e noi stiamo facendo un pranzo veloce che ci  eviti il rischio di dover pulire. 

Tenete in forno per venti minuti circa. Aprite e, facendo attenzione a non bruciarvi, impiattate le crocchette. Aggiungete ketchup e maionese a piacere, ma non troppo che la maionese fa ingrassare. Intingete nelle salse e mangiate. Soffiateci prima su, però, che dal forno escono bollenti.

Consigli per l’impiattamento. Potete decorare il piatto con rucola e pomodori pachino. Ma anche no.

Extra post. Siamo sicuri che Mr Amadori non ha un figlio figo e single?

ROSSI ATTORCIGLIATI AL SAPORE DELL’AMORE

foto[1]E’ il giorno n. 20 che ho il frigorifero rotto, ma tra due giorni ne avrò uno nuovissimo. Della Indesit, perché piuttosto che avere a che fare di nuovo con l’Ariston esco e metto il vino nel frigorifero del primo che incontro. Magari uno Smeg colorato, che io lo volevo tanto, ma poi ho fatto una riflessione. Che me ne faccio di un frigorifero colorato da 1400 euro se poi non posso nemmeno permettermi una borsa coordinata? Quindi ho optato per un frigorifero basic e quando mi comprerò la borsa nuova non sarò nemmeno vincolata al colore del frigo. Che insomma l’indipendenza di una donna si vede anche da questi piccoli dettagli. E poi non ho nemmeno la cucina a vista, anzi nove volte su dieci, se aprite quella porta, vi viene a prendere Caronte. A meno che non sia giovedì ed è appena venuta la signora.

Comunque, la suddetta situazione ha legalizzato una cosa che per le donne over 30 non esattamente longilinee dovrebbe essere come andare a letto con le minorenni per un vecchiaccio. Inopportuna. Se non vietata. Parliamo ovviamente del carboidrato. Quello che dopo le 17 diventa responsabile del grasso superfluo, della cellulite e delle smagliature. Oltre che dell’aumento delle tasse e dei calzini di spugna bianchi con i mocassini. Nessuno crea più allarmismo di un dietologo puntiglioso. Se non un dietologo puntiglioso attivista dei 5 stelle che ci butta in mezzo pure la sfiducia nell’euro, che tu sei lì lì per pagare una margherita, guardi le 5 euro che hai in mano, inizi a interrogarti sul loro valore reale, perdi tempo e il pizzaiolo ti manda a quel paese.

Per fortuna però che, anche se non tutti voi lo sanno, io sono in parte newyorkese. E quindi quando per voi italiani sono le 21 per me sono le 15. E dunque non creo disastri economici o di moda se decido di mangiare un…  piatto di pasta. Con il sugo. Quello che ho messo su quattro ore fa dopo aver pelato i pomodori uno a uno e che ho fatto bollire a fuoco lento permettendogli di rilasciare in tutta la casa quel profumo che sentivo la domenica mattina a casa di mia nonna, quando mi svegliavo e lei era già lì davanti a quella pentola che girava e rigirava la cucchiarella quella che, appena lei si voltava, io andavo a leccare. E, si, ci facevo pure la scarpetta con il pane fresco sbrodolandomi il sugo ovunque.

Mi avete immaginata a pelare pomodori e girare il sugo?  Buon per voi, vuol dire che avete una fervida immaginazione, perché, si è vero, che oggi avevo voglia di casa e di rivivere quei profumi del passato. E l’ho fatto. Ho preso uno dei sughi che mi ha preparato la mia nonnina quest’estate. L’ho scaldato e ci ho buttato dentro dei fantastici fusilli. Il rosso c’è. E’ quello del sugo, oltre che quello dell’amore che ci ha messo mia nonna a prepararlo. E io mi sento un po’ bambina. Speriamo ci si senta anche il mio contorno occhi. Buon appetito.

p.s. se volete la ricetta del sugo potete chiamare mia nonna. Lei sa farlo buonissimo. Per il resto, fate bollire l’acqua che avete precedentemente salato, i veri cuochi salano prima, buttate la pasta e, passato il tempo di cottura, scolate. Mischiate con il sugo e mangiate con una forchetta. Il Nero D’Avola ci sta bene.

COLESTEROLO ALLA PEPPA PIG

IMG_4375Il mio sabato era partito… stasera cenetta fuori. Poi succede che alle sette rientro a casa e nelle sei ore che sono stata fuori ho fatto un po’ di shopping, comprato il frigorifero nuovo, trovato finalmente un paio di stivali neri che rispettano le proporzioni tra tacco e larghezza che mi ero prefissata perché quando si tratta di scarpe sono per il 50% Carrie Bradshaw e per il restante 50 Aristotele e fatto visita alle ennesima donna con le tette destinate alla ragadizzazione. Chiamo quindi la mia amica ed esordisco con un “io mi dovrei lavare i capelli“. Che se all’uso del condizionale ci aggiungi il tono lamentoso la traduzione è “non mi va più di uscire”.

Si è dunque aperto il capitolo procacciamento della cena. Non avendo il frigo da tipo 13 giorni, praticamente io e la signora della pizzeria siamo diventate parenti ad honorem. Visto che però i parenti dopo un po’ stufano ho deciso di andare a comprare due cose da Bulgari, nome con cui ho battezzato il salumiere qui dietro, quello che ha preso alla lettera la mia affermazione che i formaggi mi piacciono più dei gioielli, ma meno delle borse. E così lui, per rispetto della mia femminilità, ha messo prezzi da gioielliere. D’altronde un diamante è per sempre, ma la cellulite derivante da formaggi non è che duri meno. E la cellulite non va svalutata, che se no poi Somatoline fallisce e si perdono posti di lavoro.

Comunque, sono uscita con un sacchetto contenente le seguenti provviste: un prosciutto crudo  che pare si sciolga davvero in bocca, praticamente come l’oki sublinguale, una ciaciottina al tartufo, che a me dici tartufo e le papille gustative si mettono in modalità “crew ready for take off” e un salamino che era lì solo e abbandonato e mi faceva tenerezza. E si c’è anche un tomino, che all’inizio avevo rifiutato, perché implicava utilizzo di padella con successivo lavaggio e invece io, faccio outing, ancora non ho lavato la pentola del grano allungato all’aroma verde dell’altra sera. E’ che io odio lavare i piatti, quindi non li lavo, ma più che altro per non fare discriminazioni. Se le camicie non le stiro perché odio stirare non è corretto nemmeno lavare i piatti. E’ una sorta di par condicio domestica. Comunque, ero alla cassa a pagare e con le papille degustative ormai decollate non ho potuto fare a meno di tornare al banco e prendere anche il tomino. Si tratta di una padella, le camicie stropicciate se ne faranno una ragione.

La preparazione del piatto è facilissima.Prima di tutto, prendete un piatto. Adagiateci il prosciutto, sperando che non scambi le vostre mani per la bocca e si sciolga prima di arrivare a destinazione. Unite poi le fettine di salamino che intanto avrete tagliato. Con lo stesso coltello usato per il salame, tagliate anche la caciottina al tartufo assaggiandone qualche pezzetto durante l’operazione così a piatto concluso non avrete la sensazione che con la quantità che ne state mangiando una mucca sia rimasta senza latte per una settimana. Prendete poi una padella antiaderente, e beccatevi pure l’utilizzo del termine tecnico, fatela riscaldare sul fuoco e poi metteteci sopra il tomino, rigirandolo quando avete la sensazione che si sta bruciando da un lato. Mi raccomando, dopo aver impiattato il  tomino, grattate il fondo della padella, che quella è la parte più buona!

Aggiungete un bicchiere di Muller Thurgau che se, maledetta Ariston, avete il frigo rotto avrete lasciato fuori sperando che sul vostro balcone abbia fatto molto freddo e.. buon appetito.

p.s. si, state mangiando una parte di Peppa Pig, che a me fa innervosire quasi come quelli dell’Ariston, ma ai vostri figli piace tanto. Oltre ad avere le tette integre e non dovere cambiare pannolini devo aggiungere un altro pro al mio stato di donna senza prole. Poter mangiare prosciutto e salame senza traumatizzare piccoli mammoccetti sensibili.

 

GRANO ALLUNGATO AL VERDE AROMA

fotoIo capisco che il Papa è impegnato ad ascoltare i drammi familiari di Francesca Pascale e del suo compagno, ma io vorrei far presente alla Santa Sede che a Roma ci sono donne single che hanno il frigorifero rotto da 10 giorni e sono costrette a bere vino rosso, mentre Sant’Ariston permette che il gewurztraminer si riscaldi nel frigo. Rotto. San Francesco non avrebbe mai abbandonato dei passerotti nel deserto. Poi uno si chiede perché si fanno  preferenze tra i santi.

Comunque. teologia a parte, la situazione è che sono a casa. La pioggia fuori e XFactor che sta per cominciare. C’è bisogno di una cena veloce. Capitano anche a voi questi momenti? Niente panico, ci sono io ad aiutarvi. Il grano allungato al verde aroma è facilissimo da preparare.

Si,parliamo di spaghetti al pesto. Ma che fate? Il mortaio? Togliete quel coso che qui non torturiamo nessuno, figuriamoci delle foglie di basilico indifese. Che poi eventualmente, ci vorrebbe il tempo, quello che noi non abbiamo visto che all’inizio di XFactor mancano 2 minuti e 43, 42, 41, 40, 39… Tranquilli, ho l’alternativa. Il pesto in vetro. Io l’ho comprato da Golosaria a Milano, per caso. Di solito compro quello fresco Buitoni, banco frigo del supermercato, variante senza aglio. C’è sempre la speranza che il principe venga a bussare alla mia porta.

Dunque, il primo step nella preparazione della pasta al pesto è aprire una bottiglia di Nero D’Avola e versarla nel bicchiere che avevate precedentemente preparato, magari dopo averlo smacchiato dal calcare, perché, se siete di quelle che i loro bicchieri brillano, sicuramente non state leggendo questo blog.

Poi prendete una pentola, riempitela d’acqua e mettetela sul fuoco precedentemente accesso. Mettete il sale nell’acqua, mi raccomando. Io lo metto sempre dopo aver buttato la pasta, ma sono sul mio blog…  potrò mentire sull’ordine dei passaggi o no?

Mentre aspettate che l’acqua raggiunge i 100 gradi, prendete il pesto dalla vostra dispensa e fatevi il segno della croce, se non siete sicure che poteva conservarsi fuori dal frigo e poi scegliete la pasta. Io adoro gli spaghetti, quindi la scelta ha richiesto lo stesso tempo che ci avrei messo a scegliere la Balenciaga. Classica, grigia, modello grande. 1 minuto.

Più impegnativa la scelta di quanta pasta buttare, perché il mio stomaco è direttamente collegato agli occhi. Quanta pasta vedono gli occhi tanta pasta vuole lo stomaco. Se gli occhi ne vedono 500 grammi, lo stomaco li pretende  tutti, non 10 di meno. Ok, mi attesto sui 200 grammi. Occhi, zitti. So che ne avete visto il pacco intero, ma mentire. Sono carboidrati e sono le 21 passate, lo so, ma io non ho pranzato. E la puntata di Xfactor è lunga. E la bottiglia di Nero D’Avola va degustata lentamente.

Una volta che la pasta bolle, buttate la pasta, aspettate il tempo di cottura e scolate. Noooooooo, aspettate, dovete lasciare un po’ di acqua di cottura. Se ve ne scordate, aprite l’acqua calda del lavandino e diluite il pesto. Mescolatelo nella pasta e…se vi va di lavare anche un piatto, impiattate, altrimenti … mangiate dalla pentola.

Io mangio dalla pentola…

 

IL BIANCO DEL MARE DORATO DI ROCK by IMMA LAZZARO

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Eccomi pronta a darvi un consiglio per la cena. Ieri mi sono dedicata alla deliziosa ricetta del lievito croccante con cuore suino, oggi invece l’idea era di proporvi una ricetta di pesce, che io, a meno che non sia tonno in scatola,  non mangio e di conseguenza non cucino. D’altronde non cucino quello che mi piace, figuriamoci quello che neanche riesco ad assaggiare.

Comunque, visto che ci tengo abbiate un’alimentazione il più possibile varia,  a cucinare su thecityblogger ho invitato Imma Lazzaro, che, in realtà sarebbe la regina delle piadine, ma, grazie alla segnalazione del fidanzato, sono venuta a sapere della sua particolare predisposizione alla preparazione di questo saporito piatto di mare, che tradisce le sue origini calabresi. Tradisce nel senso di mettere le corna, non nell’altro, eh. In realtà Imma è una imprenditrice Creattiva.

Le sue creazioni sono state indossate da Alessia Marcuzzi, che portava la sua collana insieme a degli stivali di Isabel Marant strepitosi. Ovviamente la collana al collo e gli stivali ai piedi. Il vero motivo per cui però Imma è qui è che le sue creazioni sono comparse su Vogue.
Dunque, se lei ieri era su Vogue e oggi su Thecityblogger, io sono un po’ come Franca Sozzani, ma più giovane. Adesso però stop alle chiacchiere, aprite gli occhi e preparate lo stomaco per la fantastica ricetta di Imma Lazzaro, il bianco del mare dorato di rock. Il tutorial fotografico è compreso nella lettura.

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Ingredienti:
6 bastonicini Findus (no tarocchi)
Olio q.b.
Musica rock a piacere (serve solo per giustificare il nome del piatto)

Cosa sporcherete:
1 padella
1 piatto
1 forchetta
(potete optare per stoviglie di plastica)

Autonomia: 1 ora circa (dopo avrete fame)

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Il segreto per cucinare degli ottimi e succulenti Bastoncini Findus è: scongelarli. Dunque, se volete pranzare o cenare con i Bastoncini Findus, decidetelo almeno due ore prima. Questo vi servirà per evitare l’effetto cottofuori&crudodentro.

Iniziamo.

 

foto3Scongelate i bastoncini che avete intenzione di mangiare. Consiglio almeno 6 pezzi, altrimenti morirete di fame dopo appena un’ora. (vedi voce: Autonomia)

Usate una padellina antiaderente, versate due cucchiai d’olio. Ho detto DUE. Non barate.

 

foto4Riscaldate a fuoco alto. Quando il vostro intuito vi dirà che l’olio è ben caldo, abbassate la fiamma e adagiate i vostri Bastoncini. (se siete brave eviterete ustioni varie)

Sempre a fuoco lento continuate a cuocere i vostri Bastoncini, girandoli di tanto in tanto.

 

foto6Quando la panatura inizia a dorarsi (il confine con il bruciato qui è labile. Attenzione!) i vostri Bastoncini sono pronti.

Impiattate e mangiate.

Bastoncini Findus, il sorriso che c’è in te!!!

 

foto8Dopo premiatevi con un caffè e un cioccolatino!

A TAVOLA SI MANGIA NON SI ASSAGGIA: LIEVITO CROCCANTE CON CUORE SUINO

pane e prosciutto

pane e prosciutto

Il primo post delle “ricette&thecity” lo dedico a un piatto semplice della corrente culinaria che segue il motto “a tavola si mangia, non si assaggia“. Della serie,  se i piatti devo lavarli tanto vale che li sporco. Poi però ci sono quei giorni in cui di lavare i piatti proprio non si ha voglia e quindi eccomi qua in vostro aiuto. Seguite queste brevi indicazioni e in 5 minuti sarete davanti a un ottimo pranzo che fornisce il giusto apporto di carboidrati e di proteine, se non esagerate con le quantità. Per il contorno di verdure, anch’esso indispensabile per un sano regime alimentare, ci sono tanti siti di riferimento dove potete trovare ricette ad alto grado di sfiziosità. Volete per forza un consiglio da me? Beh, il songino già lavato in busta, con un filo d’olio e un pizzico di sale, dà grandi soddisfazioni, e, usandoil piatto di carta, sporcherete solo una forchetta.

Torniamo però alla nostra ricetta. Dalla dispensa tirate fuori la busta ed estraete il filone di pane che avrete comprato dal panettiere o al banco pane del supermercato. Con una leggera pressione della mano assicuratevi che il rapporto tra la croccantezza della crosta sia direttamente proporzionale alla morbidezza della mollica. Prendete poi un coltello e tagliate il pane, lasciando un lato chiuso.

Dal frigorifero tirate fuori la busta salvafreschezza che contiene il prosciutto acquistato in precedenza (al banco salumi). Prendete delicatamente una fettina di prosciutto e stendetela sul pane. Fate lo stesso con un’altra fetta e così via fino a piacimento. Vi ricordo che togliere il grasso dal prosciutto è come togliere la ciliegia dal mon chery, la nocciola dal ferrero roche, le patate da pasta e patate o le melanzane dalla parmigiana.

Una volta conclusa la fase di riempimento. chiudete il pane in modo da racchiudere il prosciutto così composto in un soffice abbraccio, avvolgete in tovagliolo e addentate con decisione per permettere ai vostri denti di abbattere il duro della crosta,  arrivare fino al morbido della mollica e tagliare anche la fetta di prosciutto che altrimenti la tirate tutta fuori, uno dei più frequenti effetti collaterali derivanti dal mangiare pane e prosciutto. 

Buon lievito croccante con cuore suino a tutti voi.