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IL SABATO CHE METTO LA TUTA E TOLGO IL SASSOLINO DALL’UGG

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tuta happiness

La tuta del sabato

Una delle fortune di vivere da sola è che ti puoi vestire come vuoi e prima di sentirti dire “ma che sei uscita in pigiama“, devi uscire e incontrare qualcuno che ritiene di essere nato con il gene di Coco Chanel attivato e che dare la sua opinione su come sei vestita lo ritiene un obbligo morale. Io non è che a quelle che escono con minigonna e tacco a spillo per fare l’aperitivo dico “ma che ti sei vestita da battona“. Lo penso, eh. Ma non lo dico.

Un’altra fortuna è che puoi ascoltare Stardust di Mika e Chiara  20 volte e cantare ad alta voce “io resterò ferma finché tu non vorrai stare con me” senza che nessuno ti dica di smetterla. E comunque, tra parentesi, non si pensi che io non sono predisposta alla vita di coppia. Su Stardust potrei scendere a compromessi, potrei ascoltarla sull’ipod e cantarla sussurrando, anche perché se vivessi con qualcuno non ci sarebbe bisogno di stare ferma ad aspettare nessuno.

In ogni caso oggi è sabato. Che tradotto per me significa tuta. In realtà io in tuta ci passerei la vita anche se sono consapevole che una cosa così tutta grigia ha delle caratteristiche molto simili a quelle di un pigiama (prego però di notare il bordino di pizzo della felpa). Sono anche consapevole che il binomio pantalone alla turca e Ugg significa che per un maschio ho la stessa attrattiva di un pinzimonio di carota.  La carota però all’apparenza sembra un ortaggio triste, ma è piena di vitamine e non fa diventare ciechi. Vi prego di afferrare il sottile volgare doppio senso. Insomma, io sono sexy dentro, perdonate il piccolo momento di autopromozione, ma a 36 anni è concesso oltre che necessario. Quindi adesso esco e se qualcuno mi dirà qualcosa, avrò due buoni motivi per urtarmi, uno che parla dei miei vestiti,  due che non ha letto questo post e dunque non segue il mio blog!

Il vero motivo però per cui ho scritto questo post è un altro. E’ che il pantalone di Happiness che indosso è l’ultima cosa che ho comprato da Niki Nika, il mio ex negozio preferito di Roma. il senso di ultima cosa è che non ci comprerò mai più nulla, visto che nel negozio di Via Borgognona (in quello di Ponte Milvio sono più educati) sono stata abbandonata in un camerino e taglia e colori del pantalone me li sono dovuti andare a cercare da sola. Quello che vorrei dire a tutti i negozianti di Roma è che se una entra in un negozio per comprare un pantalone di una tuta che costa più di 100 euro, lo sforzo di chiedere se va tutto bene o se ha bisogno di qualcosa i commessi lo devono fare, anche se chi entra non ha l’eye liner messo perfetto come il resto del target del negozio. Bisogna farlo sempre, ma se poi una dentro quel cavolo di negozio ci ha speso una percentuale parecchio alta dei suoi stipendi, diventa proprio questione di rispetto e di riconoscenza, visto che almeno uno stipendio a un commesso l’ho pagato io. Non è che se non c’è la commessa che mi conosce, i miei soldi valgono meno.

Il pantalone alla fine l’ho comprato perché io sono matta ed ero in fissa che se non lo avessi avuto quel giorno la mia vita sarebbe stata un disastro per sempre, ma comprarlo con la consapevolezza che non ci avrei mai più comprato nulla mi ha dato parecchia soddisfazione.  Triste consapevolezza, perché, bisogna dirlo, Niki Nika ha delle cose pazzesche. Dovrebbero solo capire che la puzza sotto il naso non è fashion. E’ snob. 

E comunque,  se voglio utilizzare la tecnica del “fai da me” vado da H&M, da Zara o da OVS. Tanto i camerini sono impolverati uguale, ma almeno se chiedi qualcosa non ti squadrano dalla testa ai piedi per capire se rispecchi il mood del negozio. E che cavolo. Ecco, l’ho scritto. Ora esco. In tuta.

OVS: SE CI ENTRASSE CAMERON DIAZ CON UNO STARBUCKS IN MANO SAREBBE H&M

Maglia della collezione OVS A/I 2013

La prima regola dello shopping è di non essere snob. E infatti io compro ovunque. Nella mia vita di maniaca dello shopping ho strisciato la carta ovunque, da Chanel a H&M. Solo nelle bancarelle no, ma perché non hanno il POS. Non è che non compro. Compro e pago cash. Quindi vi sembro una che può escludere l’Oviesse dai suoi giri di shopping? Certo che no, soprattutto adesso che gli hanno cambiato nome in OVS Industry e come vetrinisti hanno chiamato gli scenografi di Avatar. Se ci passi davanti con una brioche in mano ti senti Audrey Hepburn che fa colazione da Tiffany.

Indipendentemente dalla forma, il marchio del gruppo Coin ha avuto una sostanziale svolta fashion, presentando collezioni moderne, divertenti, accessibili e con una qualità che, udite udite, batte il prezzo. Certo una maglia che paghi 17 euro non dura tutta la vita, ma vi devo fare un elenco di marchi che vendono maglie a 17 con l’aggiunta di uno zero euro e descrivervi le cuciture? No, vero? Anche perché durano talmente poco che perderei solo tempo.

Quest’anno, da OVS, maglie e felpe con i numeri e le scritte  faranno la gioia delle ragazzine o di quelle come me che, sarà perché hanno un debito morale con l’algebra al liceo, ma appena vedono un numero stampato su una maglia, tirano automaticamente fuori il portafoglio. D’altronde le ho comprate anche da Pink di Victoria Secrets le maglie con i numeri. Quale altro modo per dimostrare il mio patriottismo se non comprarle anche da OVS?

Resta comunque un fatto. Fa più tendenza comprare da H&M che da OVS. H&M è più internazionale, i grandi stilisti fanno collezioni speciali per i loro negozi e, nell’immaginario delle  fashion blogger chiuse nel fantastico mondo del “mio armadio profuma di pop corn“, se compri da H&M ti senti Cameron Diaz, se compri da OVS, Manuela Arcuri. Beh,  se ci fosse un OVS a Los Angeles Cameron sarebbe lì dentro a scegliere magliettine con un caffè di starbucks in mano, ve lo dico io che alla Diaz mi sento particolarmente legata. Il punto è che Cameron comprerebbe lì, ma ve li immaginate Dolce e Gabbana che disegnano per OVS? E per fortuna che Valentino è andato in pensione. Il solo pensiero del suo nome legato a OVS gli avrebbe fatto aumentare del 30% i prezzi dei suoi vestiti. Lo ha fatto Elio Fiorucci, ma lui è uno troppo fuori dagli schemi canonici della moda per attirare l’attenzione.

E’ vero il rischio di comprare low cost da OVS, dove c’è meno ricambio rispetto a H&M o Zara, fa correre il rischio di trovarsi vestite uguali a una collega, a un’amica o, terribile, a quella che si veste solo perché nella civiltà moderna bisogna farlo e compra lì perché spende poco. Incontrare una così che porta la stessa nostra maglia potrebbe ferire profondamente la nostra autostimafashion. C’è la soluzione, però. E sta tutta in una parola. Creatività. Non comprare mai gli abbinamenti proposti da loro, mischiare i pezzi, aggiungere accessori e soprattutto essere convinte che il valore aggiunto di quella maglia siamo noi. Quella è solo stoffa, qualunque sia il nome scritto sull’etichetta, per quanto leggere Giorgio Armani su una giacca procuri una certa soddisfazione.  E poi, diciamoci la verità, è facile vestirsi bene quando lasci le carte di credito nei negozi. Pretty Woman che fa shopping sulla Rodeo Drive ce la ricordiamo tutte.

Adesso vi lascio. Vado a decidere con cosa abbinare la maglia con il numero 63 che ho preso ieri da OVS.

NERO COME LA PIUMA DI UN CORVO

il total blackInauguriamo oggi la sezione thecityblogger fashion post out. Si, ho le manie di grandezze e per il titolo di questa sezione mi sono ispirata a Vogue e adesso lo so che come minimo mi si smaglieranno le calze e mi salterà la bretella del reggiseno in piena riunione. Anna Wintour, specchio riflesso. Che ti si increspi quel caschetto perfetto proprio un attimo prima di incontrare Tom Ford.

Non so da voi, ma stanotte qui a Roma il cielo ha pianto copiose lacrime di cashmere. Praticamente, ha piovuto. E’ che mi sto immedesimando nel fashion blog mood. Eh si perché le fashion bloggerine, quelle che, l’ho detto mille volte, aprono un fashion blog dopo aver giocato a Gira La Moda e guardato tutte le figure di tutti i numeri di Vogue,  parlano solo per metafore altisonanti con riferimenti modaioli. Loro non mettono una tuta, ma morbidi batuffoli di ciniglia che gli accarezzano la pelle, come quella crema idratante lì proprio quella che loro hanno provato per voi e adesso le loro guance sono soffici come la tenera Tenderly. E poi adorano il color champagne. All’arrivo dell’autunno adorano tantissimo avvolgersi nei loro maglioncini champagne. Prima o poi qualcuno glielo dovrà dire che quello è beige. Comunque, dicevo, stanotte a Roma c’è stata una pioggia torrenziale con fulmini e tuoni. La seconda conseguenza sarà che sotto casa mia troverò la piscina olimpionica che avrebbero dovuto costruire per i Mondiali di Nuoto e invece poi è finita a caviale e champagne, inteso proprio come champagne. La prima si è già verificata. Ho dormito tre ore e nemmeno continuative.

E stamattina questo è il risultato. Un total black con cui potrei azzardare paragoni sensuali a Eva Kant, associare l’immagine di un gattone grigio perla scuro, che è il modo fashion di dire gatto nero. accoccolato su un divano Luigi XV, avvolto in una copertina burberry special limited edition for cats, accanto a un cuscino color champagne e a una lampada Artemide che dà quel tocco di modernità. E invece no. Preferisco attestarmi su un total black buco dell’ozono o “aiuto è andata via la luce. è tutto nero“. E io non sono una fashion blogger, altrimenti sicuramente avrei una torcia a portata di mano. una tempestata di Swarosky, perché quando sei al buio è più glamour la luce scintillante.

Buona giornata a tutti. Per uscire metterò un piumino bianco, che con tutto sto nero non vorrei che qualcuno pensasse sono dimagrita.