Archivio della categoria: diari di viaggi, appunti di una viaggiatrice per bene

QUEL CHE MI RESTA DI NEW YORK…

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IMG_5789La cosa bella di essere appena tornata da New York è che se mi capita di guardare una replica di Sex and The City in tv sono nella fase “che bello, ci sono appena stata” e non in quella “ci devo assolutamente tornare“. Dura poco, quindi è meglio godermi il momento, così ne approfitto per raccontarvi cosa ho imparato di nuovo da questi giorni a New York. Eh si, perché ogni vacanza arricchisce ed è giusto condividere. In realtà, più di me, a essersi arricchiti sono stati in particolare due amici miei, Victoria e Manolo, ma non è questo il momento di essere una donna materiale e di fare i conti in tasca alla gente. Sono appena tornata da NY, mica da tirchiolandia.

Quindi, eccomi qua a riassumere le mie riflessioni su questi 8 giorni nella mela più buona del mondo anche se stavolta una strega cattiva ha tentato di avvelenarla, facendomi venire un’intossicazione. Per fortuna è arrivato Manolo, che indeciso se io fossi Cenerentola o Biancaneve, mi ha portato un paio di scarpe e ha baciato la mia carta di credito per farla svegliare.

1. ogni volta che guardo l’Empire State Building penso a Insonnia D’Amore. E mi emoziono. Di solito mi sostituisco a Meg Ryan e fantastico. Lui però non è mai Tom Hanks che non mi piace molto.

2. NY guarisce cistite, nausea, mal di reni, mal di schiena, però bisogna andare in sovradosaggio e girare per la città almeno 12 ore al giorno.

3. L’ East Village di New York non è glamour come il West, ma ha un fascino tutto suo. E non ci troverete nessun Moncler che cammina con un i phone in mano e con gli ugg ai piedi se è femmina o gli scarponcini timberland se è maschio. Percorrendolo tutto da Union Square arriverete a Downtown, passando per il Manhattan Bridge e arrivando direttamente al Manhattan City Hall dietro the Brooklyn Bridge. Certo vi toccherà passare per la parte finale di Chinatown (Canal Street), ma è un incidente di percorso sopportabile vista la bellissima passeggiata. A un tratto vi ritroverete sulla East Houston St, parallela alla first avenue. All’incrocio con Ludlow Street, guardate a sinistra e vedrete Katz’s. Ve lo ricordate il finto orgasmo di Meg Ryan in Harry ti presento Sally? E’ successo lì. Si lo so che succede in tanti letti, ma da Katz’s potete mangiare il pastrami. Dicono sia buono. Io avevo la nausea, quindi ho evitato.

4. Houston st che in tanti pronunciamo “Iuston”, come la città, si pronuncia “Auston”, che è un tizio, un miliardario verosimilmente.

5. La cheesecake di Eileen, a Cleveland Plaza, altezza Spring street, è migliore anche di quella di Magnolia.  A fianco c’è la cantina messicana, quella che si passa dalle cucine, di cui ho raccontato nello scorso diario di viaggio!

6. La sensazione nel visitare il memorial del World Trade Center è che qualcuno ti abbia dato un pugno nello stomaco. E io già avevo la nausea, pensate un po’. Comunque, noi non lo capiremo mai il dolore che hanno provato gli americani per quello che è accaduto. Non basta un plastico di Vespa per comprenderlo.

7. Entrare nella NY Public Library (fifth av and 45) è come entrare in un bar di Amsterdam. Ti fai un viaggetto. E pensi che prima o poi scriverai qualcosa di serio… e poi ti vedi sul red carpet degli Oscar perché ovviamente dal tuo libro hanno tratto un film che tu hai sceneggiato ricevendo una candidatura per la miglior sceneggiatura originale.

8. Se avete il volo Alitalia delle 22:05 evitate di fare gli spavaldi, quelli che “a NY basta alzare la mano e i cab si fermano”. Se è venerdi sera un cab lo stanno cercando tutti. Quindi avviatevi con un certo anticipo o prenotate una macchina a noleggio. Per arrivare al JFK ci sono strade parallele alla Highway, un po’ isolate. Ve lo dico così durante il viaggio non passate in rassegna tutte  le puntate di Criminal Minds o di CSI New York in cui i tassisti sono serial killer.

9. Al terminal 1 del JFK non c’è starbucks. Ci sono aeroporti più commerciali. Comunque, tranquilli, da Victoria’s Secret ho fatto in tempo a comprare il beauty da cui ho avuto una chiamata a imbarco già aperto. E mica potevo farmi un intero volo intercontinentale con nelle orecchie quella vocina che continuava a ripetermi che la qualità dei miei viaggi sarebbe notevolmente migliorata con un beauty organizzato.

10. ho scoperto un nuovo junk drink da starbucks. Il caramel hot apple. Per apprezzarlo dovete amare i sapori dolci. Che forse dolci non rende bene l’idea.  Diciamo che deve piacervi il glucosio puro. E, mi raccomando, dite che non volete la top cream. E’ come ammettere che vi piace il diabete.

11. Anche se non siete appassionati di arte classica, vi consiglio una visita alla Frick Collection, collezione privata allestita a casa di questo Frick, miliardario amante dell’arte che nel testamento ha disposto che la sua casa fosse aperta al pubblico dopo la sua morte. 20 dollari e potrete farvi i fatti suoi, rilassandovi nel suo giardino d’inverno. Quando guardate santi o natività, mettetevi la mano destra sul cuore e iniziate a cantare Fratelli d’Italia. Siete davanti a pittori italiani.

12. I prezzi esposti a New York sono al netto delle tasse che corrispondono circa all’8%. Su scarpe e abbigliamento però non ci sono tasse se le cose costano meno di 100 dollari. Quindi prima di comprare cose border price fatevi un paio di giri. Io le Clarks che di solito costano 109 dollari plus taxes alla fine le ho trovate a 94 dollari e quindi senza tasse!

13. Al Greenwich Village i miei amici americani mi hanno fatto scoprire posti in cui il caffè americano è fatto con l’espresso allungato mica con la miscela di Starbucks. Che però, ve lo dico, io lo amo Starbucks.

NEW YORK: LE MANOLO BAKED BY MELISSA?

imageSono un mostro. Cioe’ non proprio, ma Ci sono andata parecchio vicino. I piccoletti di casa Cunningham, che adoro e che ogni volta che chiedo se vogliono qualcosa mi sorridono e mi rispondono don’t worry,  finalmente stamattina mi hanno chiesto di prendere le cup cake di Baked by Melissa. E quando la piccoletta ti guarda e ti dice che “sono deliziose” con il suo accento americano ti verrebbe voglia di portarle direttamente Melissa a casa, per fargliele fare express. E invece, che ve lo dico a fare, le cup cake le stavo dimenticando.  E sapete il motivo? Ero impegnata a decidere se comprare o no le Manolo Blahnik che ho trovato al 50% off e che ho tenuto addosso per 20 minuti guardandole da tutte le angolazioni per trovargli un difetto, uno solo. Pure se piccolo. Ma nulla. Erano stupende da qualsiasi punto di vista.  Se fossero state una legge elettorale avrebbero messo d’accordo tutti. E quando c’è l’accordo una che fa? Si tiene il porcellum, secondo voi? Io dovevo fare la teorica dello shopping, comunque.

Tranquilli alla fine le cup cake le ho prese. Son solo dovuta tornare indietro di tre blocchi. Di corsa. Con la neve. E avendo ingerito solo un bagle in tutta la giornata. Che non sarebbe nulla di incredibile se la giornata non fosse già stata parecchio impegnativa. Io e Nausy abbiamo avuto parecchio da fare e la neve, anche se ha reso NY bellissima, non ha facilitato i nostri giri. Sappiate che dalla 7° and 33 sono arrivata sulla Fifth and 89. E poi sono tornata indietro. Il calcolo potete farlo con il proporzionale o il maggioritario, ma il numero di block percorsi da’ comunque ai miei piedi il diritto di entrare in un paio di Manolo. E ai miei glutei di essere coperti dalla seta di Victoria’Secret. Avete idea dello sforzo “gluteare” che comporta passeggiare su un leggero strato di neve calibrando ogni passo per evitare di scivolare?

Io dovevo incontrare una persona, però capisco che, senza una meta, percorrere più di 50 block solo all’andata non è facile per niente, soprattutto se nevica. Ma allora io che ci sono a venuta a fare qua se non per darvi le giuste motivazioni? Dunque la fifth avenue che tutti conosciamo per i negozi, superata Midtown, diventa la strada dell’Upper East Side, quella dei palazzi con il portiere fuori e di Gossip Girl, televisivamente parlando. Costeggia Central Park e quindi potete guardare il parco da fuori e, nonostante io sia piu’ una da negozi che da paesaggi, vi assicuro che vedere il parco riempirsi di neve e’ stato il piu’ grande spettacolo dopo….le scarpe di Manolo. E poi questa parte della quinta e’ quella dei musei. All’incrocio con la 70 incontrate la Frick Collection, di cui vi diro’ nei prossimi giorni, poi il Metropolitan che se pensi sia un posto pieno di cose vecchie allora non sei un amante dell’arte e infine, all’incrocio con l’89 il Guggheneim, edificio meraviglioso e per me il museo piu’ bello di New York. Perche’ se il Met e’ pieno di cose vecchie, il Moma e’ pieno di roba nuova with no sense. Il Guggh invece e’ il giusto compromesso e poi girare tra gli anelli ti farebbe apprezzare anche la mostra dei compiti di italiano di Renzo Bossi. Abbrevio i nomi dei musei. Sono proprio una mewyorkese!!!!

Al ritorno invece sono passata dalla Madison. non si vive di soli paesaggi. Dall’89 alla 66 piu’o meno la madison e’ piena di negozi per bambini! In 20 block il guardaroba di Ciu Ciu e’ passato dall’inverno all’estate passando per le mezze stagioni. Sappiate comunque che il padre di Ciu Ciu non e’ Ralph Lauren. Vi verra’ il dubbio. Trust me.

La Madison prosegue poi con i grandi stilisti internazionali, quei negozi che se ci entrate a comprare e siete donne, presentatemi vostro fratello, se siete maschi invitatemi a usvire che magari ci innamoriamo. Da Oscar de La Renta, a Chloe’, da Carolina Herrera ad Armani. Bellissimi e piu’ accessibili i negozi di Michael Kors e Di DKNy. Quello di Alice and Olivia era chiuso, ma e’ bello anche quello. Se siete a New York dovete scoprire e comprare i marchi americani… Se no che senso ha? Staccatevi dall’acquisto convenzionale. Manolo e Ugg esclusi, naturalmente. Questo e’ il primo teorema dello shopping. Fermi con gli applausi che mi imbarazzo.

Bye bye and … have a good day! Qui sono le 8.22 am, la giornata is very sunny e io sono prontissima per un nuovo giorno newyorkese in cui con me ci sara’ lui.Lui e’ food. Junk food. Sempre facendo le corna e toccando ferro.

NEW YORK. DAL MEATPACKING DISTRICT ALLA FIFTH AVENUE. 24 gennaio 2013

IMG_5637Io lo adoro lo stordimento da fuso orario, quello che mi sveglio a ore improbabili e vivi un po’ di giorno e di notte. Che faccio tutte le mie cose senza rubare tempo a NY e usando il jet lag come scusa se combino qualche pasticcio al lavoro, tipo che mando mail sbagliando il cognome di uno e creo un incidente diplomatico che nemmeno quel filonaro di Salvini. A un certo punto insieme al jet lag, ho nominato pure la CIA, tanto per rafforzare la mia posizione. Sono negli States, nominarla è coerente!

Per onestà di “viaggiatrice” devo confessarvi una cosa. Se volete vedere New York in maniera razionale, lasciate perdere i suggerimenti che seguono. Già sono casinista di mio normalmente, immaginate cosa succede quando decido di non pensare a di andare a istinto. Si, lui, quello capace di trasformare uno qualunque nell’uomo della mia vita. Farlo con le borse, mai vero? Trasformarne una di H&M in una di Marc Jacobs, per esempio. Dunque dalla fine di Bleeker street ho deciso di ritornare su verso il Meatpacking. Il motivo per cui non ci sono passata per scendere chiedetelo al mio istinto. Mi toccherà regalargli un paio di occhiali da sole per non farmi prendere più abbagli con gli uomini e un tom tom per non farmi are casini con le strade. In realtà di New York è bello vivere ogni angolo e ovunque cogliere le atmosfere  e le emozioni. Quindi, non diteglielo, ma io lo amo, il mio istinto. Anche quando fa i casini con gli uomini!

Rispetto al Greenwich, Meatpacking è in alto a sinistra. North – West. Vi ho spiazzato, eh, con la citazione cardinale? North perché siamo in direzione Central Park. West, perché siamo nella parte verso l’Hudson rispetto alla Fifth Avenue che divide il west dall’east. Salendo il West è a sinistra, scendendo a destra. Ho girato per stradine sconosciute finché finalmente il mio vagare ha avuto uno scopo. Horatio Street. Il negozio di Christian Loboutin. Ho deciso però di restare fedele a Manolo. In realtà lo ha deciso la mia coscienza finanziaria, che sta diventando proprio una bacchettona. La preferivo quando faceva la escort. Lei la giacca da Rag&Bone al 50% l’avrebbe comprata (il negozio è su Christopher Street, assolutamente da andarci).

Arrivati lì, siete praticamente nel Meetpacking. Avete presente il quartiere dove Samanth di Sex and the City litiga con i trans sotto la sua finestra? Ecco, quello. Seguite i negozi, ce ne sono di bellissimi e costosissimi. Che era un quartiere industriale si intuisce subito, che c’erano i macelli invece si capirebbe solo se ci fosse una targa alla memoria di Peppa Pig. Che non c’è. Prendete come riferimento la West 12 st e la Ganvesvoort che sono più o meno parallele. E l’Hudson, che lo vedete e quindi non potete sbagliare. Alla fine della Ganvesvoort, verso l’Hudson, inizia l’High Line, una vecchia linea della metropolitana dismessa e riadibita a passeggiata che permette da un lato di guardare il fiume dall’altro New York con i suoi incroci che si susseguono all’infinito. La High Line è parecchio lunga. E’ bello percorrerla tutta fino a Chelsea. Se però tira troppo vento evitate e tornate giù, prendete la West 12 e alla fine del block vi troverete davanti a Pastis. Entrate, ordinate una onion soul e amatemi per questo consiglio. In realtà volendo avrebbero potuto pure chiamarla Cheese Soup. E’ piaciuta anche a Nausy, che però con le french fries a un certo punto ha detto “fermate, stronza”. Io ho incassato in silenzio e smesso di mangiare. E’ permalosa, meglio non farla arrabbiare. Se ci fosse una temperatura più clemente vi consiglierei l’aperitivo al Ganvesvoort Hotel, ma non c’è. Quindi, si cammina, così mantengo alta la temperatura corporea.

Se da Pastis proseguite verso nord, arrivate sulla West 14 e trovate uno dei negozi dell’Apple. Dunque se avete un Mac Book Pro ricordatevi che i trasformatori per la corrente hanno due buchi. La presa del Mac ne ha tre. Ricordatevelo, eh. Insomma, se a casa avete due cavi del Mac e uno lo avete dovuto ricomprare a Boston, ricordatevelo il motivo, diamine. Comunque, adesso ho un travel kit della Apple. Essendo nella parte Sud e avendo deciso di non ottimizzare le distanze, ne approfitto per arrivare sulla quinta strada e scendere verso sud. Si di nuovo. Vi ho parlato di Washington Square Park attorno a cui si sviluppa la NYU? Ecco la mattina ci sono arrivata da sud, il pomeriggio da nord, passando davanti al One Fifth Avenue, un palazzo bellissimo, accanto all’arco che è l’ingresso del Washington Square Park. Il palazzo è protagonista di un libro di Candace Bushnell (sex and the city), One Fifth Avenue appunto. Le orme dei protagonisti le ho già seguite in passato!

Arrivare al Washington Square Park al tramonto è bellissimo, perché poi ti giri verso Nord, vedi l’Empire (guardando a Nord vi dovete mettere sul marciapiede di destra!) e scopri di quale colore sarà illuminato in questo periodo. E’ bianco. Tenendolo l’Empire come punto di riferimento ho iniziato la mia risalita verso il block 31 incrocio con la settima. Vi consiglio di percorrere questa parte della quinta strada che poi sbuca al Madison Square Park dalla parte del Flatiron Building... io credo sia bellissima e molto suggestiva. Sono riuscita a tornare a casa dei Cunningham, dopo aver dovuto fare affidamento sulla mia capacità di comprensione della lingua. A Penn Station erano rotti i monitor, quindi il track di partenza l’ho dovuto capire dalla voce dell’altoparlante. E io questi che parlano nelle stazioni nemmeno a Termini li capisco.

Comunque, ce l’ho fatta. Sono tornata a casa camminando su quei vialetti dove nei film passano quelli che corrono, i ragazzini con gli skate e i padroni con i cani, sfidando la possibilità di trovare cerbiatti o procioni sulla mia strada. Gli orsi no. Quelli ci sono solo d’estate e solitamente li trovi che dormono su un albero nel backyard. In compenso, c’è mancato un attimo che imbucassi a casa dei vicini. E’ che mi sono confusa. Loro sono i Cunningham, ma vivono nella casa dei Bradford!

A letto senza cena, che Nausy è ancora indispettita per quella storia delle patatine fritte. Uffa. Stare a New York e non avere fame è come per un amante d’arte stare al Louvre e avere la congiuntivite a tutte e due gli occhi,

NEW YORK. BLEEKER STREET. 24 gennaio 2014

imageSe qualcuno dovesse dirvi che stamattina camminavo lungo la fashion ave ridendo da sola, beh…. credeteci. Che poi In realta’ non ero sola. Ero con la nausea, ma nell’aria di New York deve esserci il paracetamolo. Gia’ mi sento meglio. O almeno mi sentivo meglio prima di chiamare mia madre su facetime, il suo esordio e’ stato “ma che ore sono li? Stai andando a dormire? Hai una faccia terribile”. Buongiorno anche a te, mummy!

Ieri, dopo il volo e le conseguenti vicissitudini sono finalmente arrivata dalIa mia famiglia americana preferita… I Cunningham che vivono nella casa dei Bradford nella citta’ di una mamma per amica… ho gia’ parlato di loro tempo fa. Comunque sono arrivata a casa e ho scoperto che Marion aveva cucinato per me. Voi non la conoscete ma vi assicuro che l’evento ha del miracoloso. Per fortuna avevo la nausea. O purtroppo. In fondo i bambini dopo cena erano ancora vivi. Lo so perche’ abbiamo visto insieme una puntata di the big bang theory, prima che il jet lag mi schiacciasse. Se Giuliano Ferrara mi si fosse seduto addosso, mi avrebbe schiacciata di meno.
Ho fatto una doccia, messo una maglietta e mi sono infilata a letto come una vera americana. Spogliandomi e rivestendomi in delle stanze senza tende. Se Marion dice che non mi vedono le devo credere. Altrimenti mi tocchera’ rettificare e pensare che siamo a Wisteria Lane e succedono cose strane nel quartiere. Dovrei farmi un giro, pero’… Magari in giro c’e’ un plumber come Mike!

Come era prevedibile, alle tre di notte ero in piedi. A lavorare, che il lavoro serve ad abbassarmi i sensi di colpa per quello che comprero’ come acqua e te’ servono ad abbassare il livello di nausea. Praticamente devo fermarmi a fare pipi’ ogni mezz’ora. Che poi mi fermo e bevo altro te’. Praticamente ho la vescica in loop. Pero’ indosso intimo di Victoria’s Secret, don’t forget. E poi che cavolo anche Belen Rodriguez fa la pipi’. Sono cose fisiologiche. Quindi non e’ che sono meno sexy se lo dico. E’ un modo come un altro per dire che mi sono spogliata!

Sono arrivata a Manhattan con Marion alle sette e mezza di mattina. E ho iniziato a passeggiare verso il Greenwich Village passando per la fashion ave. Vi consiglio pero’ di arrivarci dalla Broadway… L’approccio e’ piu’ bello. Ho girato per Bleeker Street con tutti i negozi chiusi. Il maledetto i pad non mi ha aggiornato l’orario. E io ho fatto casino. Sono un po’ confusa. Magnolia Bakery era aperta, ma Nausea, nausy per gli amici, non mi ha fatto entrare. L’idea e’ quella di arrivare sulla High Line e buttarla nell’Hudson. Intorno all’ora di pranzo, magari, cosi poi mi fermo a mangiare la zuppa di cipolle da Pastis. Zuppa di cipolle. Lo dico e non mi sento male. Zuppa di cipolle, patatine fritte, cheeseburger, cheesecake, chocolate cookies, eggs and bacon. ne approfitto che mi sa che Nausy sta parlando a telefono e si e’ un attimo distratta. Spero stia parlando con Il suo amico Coly, che voi conoscete come colesterolo. In previsione di giorni migliori meglio si distragga anche lui.

Comunque, vi dicevo, se Bleeker la prendete come me dalla settima percorretela tutta. Ci metterete un po’ con i negozi aperti, perche’ ci sono Marc Jacobs, Michael Kors, Jimmy Choo, Ralph Lauren, Juicy Couture oltre a negozietti non di grandi marchi ma in cui bisogna per forza entrare. Ci trovate cose super stilose e qualche volta si riesce a fare un buon affare! A Bleeker Strett mi sa che sono un po’ tirchi. Non ti regalano nulla. Arrivati alla fine, vi troverete alla NYC Univercity che si sviluppa intorno a Washington Park… Girate, girate… Ed entrate nelle facolta’… Anche se non si potrebbe!!!!!

Lungo Bleeker, all’incrocio con la Grove, vi consiglio di fermarvi al Cafe’ Angelique e prendere un hot apple cidro. E’ buonissimo. Pare sia piaciuto anche a Nausy, nonostante la cannella.

Alle 12.26, ora di Ny, vi comunico che ho fame. A Nausy mi sa che l’hanno trattenuta al telefono. Speriamo che lei e Coly si siano innamorati e scappino per vivere una giornata di passione in un biologic shop, tra lenzuole gluten-free.

BOSTON & NEW YORK ON THE ROAD. IL RITORNO

il ritornoBonjour! Stiamo volando su territorio francese, quindi ho dovuto cambiare language. Appena diro’ “bella frate’” saprete che Roma e’ vicina. Io e la vale siamo separate da una parete e da una tenda che stanno a significare la separazione delle classi sociali. Il prossimo mese le esporranno al Moma come opere d’arte contemporanea. Pur di partire con lei, le ho bruciato tutte le miglia piu’ 100 euro. Fortunata, grazie a me ha viaggiato in Magnifica. Non bastava che mi ha avuta accanto per 10 giorni.
Separate, ma unite dallo stesso destino. Quello delle fracicone. Occhi lucidi, vie nasali otturate, per non parlare poi delle orecchie.
Nell’ultima mattinata a new york, vale e’ andata in giro per ultime spese e io per passeggiatina al Greenwich che e’ assolutamente il quartiere piu’ bello di New York. Ci si arriva passeggiando verso downtown e poi, all’altezza della undicesima, si va verso ovest. Che guardando downtown e’ alla vostra destra. A new york pure i punti cardinali so riconoscere. Mi rimane invece sempre quella leggere indecisione su “pull” e “push”. Spingere o tirare per aprire una porta??
Comunque, son passata a casa di Carrie, ho passeggiato sulla bleeker, mangiato una cup cake da magnolia bakery, che, devo riconoscerlo, e’ piu’ bella che buona, spiato il negozio di marc jacobs lasciando la carta di credito a distanza di sicurezza e comprato due dolcetti da portare pure alla vale. 2 cup cake e due cheescake, 20 dollari. A New York non ti regalano nulla, sopratutto quando c’e’ di mezzo sex and the city! La cheescake merita. E’ quasi al livello di quella che faccio io.
Comunque, il connubio vale & vale ha dato risultati catastrofici a livello di shopping. Due maniache. Compulsive e ossessive. E cosi a fine vacanza io mi ritrovo con un paio di orecchini di tiffany, dove, senza vale, non sarei nemmeno entrata e lei con un nuovo amico. Eh si, alla fine il nome di Michael Kors sulla borsa se l’e’ fatto stampare pure lei. Simpatico proprio sto Michael!
Se voglio continuare a pagare le bollette della luce con una certa regolarita’ il prossimo viaggio con lei lo faccio a monteporzio catone.
Vogliamo dire due parole su questo volo di ritorno? Passato il momento di panico del decollo in cui penso sempre che dopo dieci secondi che le ruote si sono staccate da terra l’aereo si sfracelli al suolo, mi addormento. Il signore accanto a me, no. Gioca con l’iphone. E non ha tolto il volume. Voi lo sapete che io ho lo sguardo dolce, vero? Lui non lo sapra’ mai. Perche’ in sette ore e mezza di viaggio ogni volta che l’ho guardato ero si Carrie, ma quella dello sguardo di satana. Sul poppante che sull’oceano ci ha lasciato corde vocali e tonsille, non faccio commenti che altrimenti sembro cinica. A me i bambini piacciono, ci gioco e io piaccio a loro, anche quando sono maschi, pensate un po’. Ma due goccine di lexotan diluite nel biberon, no?
Comunque, due voli e quattro film non e’ male come media a livello cinematografico, disastrosa su quello del sonno. Se ho dormito un’ora in tutto tra andata e ritorno e’ tanto. Comunque, se non lo avete gia’ fatto guardate Argo, Venuto al mondo, Una famiglia perfetta e La migliore offerta. Tutti belli. Io ho gusto quando si tratta di film. E di borse. E di tute di victoria’s secret. A proposito, a fine viaggio non voglio che resti il pensiero di me in stile panterona piena di pizzi leopardati. La mia idea di sexy victoria’s secret sono i pantaloncini con una maglietta sopra. E lo so. Sono single. Qualche domanda dovrei farmela. E magari pensare a un reggicalze. Ma, eccoci.
Bella frate’ … Abbiamo iniziato la discesa verso Roma Fiumicino. Vi lascio. Ci si rilegge al prossimo viaggio che prevedo sara’ tra molto tempo. Il week end a Parigi me lo sono giocato sulla quinta, tra il negozio di victoria’s secret e quello di michael kors.

BOSTON & NEW YORK ON THE ROAD. DECIMO GIORNO

partita hockeyMentre scrivo e’mezzanotte e venti a ny e io sono appena rientrata in albergo. Io, perche’ la fracicona nel letto a fianco al mio subito dopo la partita si sentiva febbricitante! Per me giretto a times square a comprare du cosette brandizzate i love new york, nel caso che il mio amore per questa citta’ fosse sfuggito a qualcuno. Stasera ci siamo date allo sport, nello specifico all’hockey. I miei fantastici amici americani mi hanno regalato due biglietti per la partita dei New Jersey Devils contri gli Ottawa Senators. Ingresso dall’ice lounge. Pensate a me in una sala enorme piena di patatine fritte, hot dog, hamburger, costolette. Fatto? Ecco, adesso pensate alla pancia di belen al nono mese di gravidanza. L’esperienza della partita e’ stata entusiasmante. Le ragazze pon pon, la mascotte, il kissing time sullo schermo gigante, la partita interrotta dalle musichette dance, le mazze in pieno stomaco che si tirano i players, il jingle da funerale quando segnano gli avversari. Le regole del gioco ci sono un attiminino sfuggite. Che dovevano infilare il dischetto nella porta avversaria ci e’ stato chiaro fin da subito. Il resto meno, ma abbiamo tifato comunque. Qui pero’ non si usano epiteti coloriti sulla genesi materna dei players. Percio’ anche noi ci siamo limitate a un sobrio let’go devils e a un candido “nice play”. Una di noi a un certo punto ci ha buttato in mezzo un coretto su francesco totti. Avete pensato che sia stata io? Allora andate tra i friends di facebook, evidenziate il mio nome e poi cliccate su delete!
La giornata io e vale l’abbiamo passata separate. Dopo essere state insieme in biblioteca, ognuna ha preso la sua strada, che in realta’ era la stessa, la quinta per entrambe. Diciamo che ognuna e’ andata per i suoi incroci. Lei Moma, io studi televisivi della Nbc. Se venite a Ny e volete visitarli, prenotate appena arrivate altrimenti non troverete mai posto. Che io quando devo dare consigli sono proprio una saggia. E no, Napolitano. La mia risposta e’ no. Io la saggia di ripiego non la faccio. Al Moma ho rinunciato. Non essendoci nessuna exhibition interessante ho deciso che 25 dollari erano troppi per andare a vedere per la quarta volta uno specchio bucato spacciato per opera d’arte.
Intanto, mi sono fatta un nuovo amico a New York. Si chiama Michael di nome e Kors di cognome. Gli voglio gia’ cosi bene che mi sono fatta addirittura stampare il suo nome su due borse. Voglio diventi amico anche di mia sorella. Io sono una “de core” quando si tratta di amici.
E adesso mi dedico a un complicato rapporto a due. Quello con la valigia. Ma io sono una maestra dei rapporti complicati, quindi, a noi due, bella.

BOSTON & NEW YORK ON THE ROAD. NONO GIORNO

bibliotecaA new york piove, ma la vita va vissuta anche quando non va proprio come vorresti. Va affrontata, come la pioggia. E cosi eccoci rintanate nella public library di ny. Le ragazze vengono qui perche’ e’ il posto in cui Carrie in abito da sposa viene abbandonata da Big. io nonostante la mia passione per SATCH ci vengo sempre perche’ e’ un posto magico. Comunque stamattina mi sono svegliata alle sei meno un quarto. Mi sono abituata al fuso, dunque la vacanza sta per finire. Ma… Fossero questi i problemi… Ieri e’ stata una giornata molto intensa. Non solo per i nostri piedi, ma anche per le nostre carte di credito. La mia e’ con l’ossigeno. Quella di vale con la flebo. La prognosi di entrambe e’ riservata.

La situazione e’ questa. Dopo il passaggio a Soho di ieri, gli amici che vogliono vedermi possono passare a casa mia per una aglio e olio in compagnia. Il vino pero’ devono portarselo. A me piacciono o le bollicine o il bianco fruttato. Ma anche il rosso va bene. Il franciacorta che ho in frigo lo conservo per quando arrivera’ l’estratto conto della carta di credito. D’altronde sono sei mesi che aspetto l’occasione giusta per stapparlo.

Comunque i miei amici li accogliero’ con dei fantastici completini di victoria’s secret. Il mio prossimo fidanzato sara’ un uomo molto fortunato. Eh, si mamma. ogni tanto capita che qualche matto mi invita a uscire. Poi pero’ rinsavisce subito!!!

Tornando a noi, la zona di Sono di New York e’ assolutamente la migliore per fare shopping a New York. La Broadway, la Fayette e poi tutti gli incroci, guardando con attenzione particolare Prince street, Broome street e la Mercer. Praticamente, siamo tornate in albergo piene di buste e con i bicipiti in crisi di identita’. Credevano di essere quelli di Rocky Balboa. Tante buste e nemmeno un jeans. Ne ho provati 15, pero’. Mi piaceva il davanti di un True Religion, ma non ero tanto convinta del dietro. Poi ho visto il prezzo, 289 dollari more taxes, e ho pensato che fosse compreso anche il chirurgo plastico per rimodellare il lato B. Ma mi hanno detto di no, quindi ho rinunciato, anche se un po’ ci rimugino.

La sera ci siamo concesse alla vita mondana. Meatpacking District. La zona degli ex macelli che, nemmeno a dirlo, e’ diventata una delle piu’ cool di manhattan . Ora non so se e’ piu’ cool il lato dove c’erano i vitelli o quello dei maiali, ma non e’ che posso sapere proprio tutto di NY. Comunque abbiamo fatto aperitivo al Buddhakan, io, la vale, un po’ di italiani e una ex modella russa lunga due chilometri. Che quand’e’ cosi non c’e’ altro da fare che giocarsi la carta della simpatia. Un passaggio veloce al roof del The Dream per guardare il panorama e poi cenetta da Pastis. Onion soup, hamburger e patatine. Stanotte ho sognato che ci sbranavano i cani a Bryant Park. Ora vi lascio. Cappuccio in testa. Pronta ad affrontare la pioggia. E la vita.

BOSTON & NEW YORK ON THE ROAD. OTTAVO GIORNO

553295_10151485344508280_1046466307_nMentre scrivo e’ l’una di notte e io ho appena lavato i capelli con il sapone per il viso. Forse dovrei dormire di piu’, ma dormire nella citta’ che non dorme mai mi sembra una mancanza di rispetto. E io sono educata. Se un americano venisse a Roma e iniziasse a palare di cose vecchie nella citta’ eterna sarebbe brutto,no? Ecco.
Ho scoperto di avere un problema con le porte girevoli. Perche’ qui sulla highway vanno a 65 miglia all’ora, ma quando si tratta di girare in una porta e’ un attimo che ti trasformi in wonder woman.
C’e’ di nuovo il sole a New York. Andare a Central Park ci sembra quindi una buona idea. Sicuramente piu’ sana di quella di mangiare eggs&bacon, pan cake con lo sciroppo d’acero, french toast, salsicce, blueberry cake e smoothie alla fragola. Tutto sorseggiando american Coffee e tutto in un’unica breakfast. Passaggio tra i teatri della Broadway, Columbus Circle e poi finalmente il parco. Da oggi in poi quando nominerete Central Park a me e a vale verra’ voglia di andare a fare il pedicure. E canteremo Hey Jude, che ovviamente al memorial di John Lennon ci siamo passate. Dopo il giro del parco ci ritroviamo sulla quinta. E sulla quinta si passeggia. Magari poi si entra in qualche negozio. Da Nike per vedere le scarpe. E da Tiffany per accompagnare la vale, che io preferisco le borse. E le scarpe. E i vestiti. Alla fine, pero’, mentre valentina svaligiava il negozio, ci sono cascata. E adesso ho un paio di orecchini in piu’. Da Juicy Couture per vedere le tute. Ho una felpa in piu’. Ma avrei voluto anche un pantalone e due borse. Che morigerata che sono. Comunque, il primo screening e’ fatto. Con le idee piu’ chiare su quello che comprero’, incontro i miei amici americani per una cenetta veloce. E poi raggiungo la vale per una birretta e la dose quotidiana di patatine fritte. L’altro giorno le dicevo che lei e’ molto fortunata, perche’ se io fossi una mia amica vorrei venirci prorio con me a New York. Lei mi ha guardato e chiesto come mai avevo la pancia, visto che non ce l’ho mai. A me e’ sembrata una perifrasi per dirmi la parolaccia con la v. , ma io ho fatto finta di nulla. Sono comprensiva. Oltre che figa e simpatica. E intelligente (In questo post sono presenti messaggi autopromozionali espliciti).
Comunque, Valentina la sto americanizzando. Adesso e’ lei che vuole fermarsi da Starbucks, ha riconosciuto il punto del ponte di Brooklyn dove Steve e Miranda hanno fatto pace e ci siamo confrontate su quale potesse essere la casa di Dan di Gossip Girl a Brooklyn.
Ora deve solo smettere di dire “americanate”

BOSTON & NEW YORK ON THE ROAD. SETTIMO GIORNO

New York 2Sono le 7.58 a Manhattan e sono da Starbucks da circa due ore. I patti con me stessa erano chiari prima di partire. Lavorare almeno un paio di ore al giorno. E io e me stessa non e’ che ci diciamo cavolate. Quando non si tratta di dieta e alimentazione sana.
Lo stile di vita mio e di Valentina in questa vacanza e’ direttamente proporzionale all’abbassamento delle mance che lasciamo. Che tradotto, nel caso in cui le mie competenze matematiche abbiano di nuovo fatto cilecca, significa che, visto che qui abbiamo un sacco di spese e a me e’ gia’ arrivato il primo alert della carta di credito,  lasciamo sempre meno mance. Al secondo alert, quelli dell’amex mi manderanno oltre alla mail anche una bottiglia di franciacorta!
A new york fa caldo e c’e’ il sole. Io amo cosi tanto questa citta’ che inizio a pensare che in un’altra vita sono stata uno dei padri fondatori degli Stati Uniti. Chissa’ poi cosa ho combinato per beccarmi la rinascita a Isernia, che amo comunque, ma insomma inutile negare che New York è un’altra cosa. Questione di dettagli.
Prima tappa downtown. Approfittiamo del sole per “crossare” il ponte di brooklyn. Siamo delle strateghe, noi, mica delle sprovvedute che passeggiano su un ponte quando minaccia pioggia. Prima della traversata abbiamo preso un caffettino con la mia amica, che si e’ autoesportata a New York, e con il suo capo americano che beve l’ espresso. E’ proprio vero Kimbo da’ Starbucks a chi non ama l’american coffee.
Alla fine del ponte di Brooklyn l’unico rammarico e’ di non aver fatto un’abbondante spalmata di somatoline prima di infilare le calze. La mia cellulite mi avrebbe denunciato per torture e crimini contro gli inestetismi. L’azione della crema insieme a quella del caldo li avrebbe uccisi senza pietà.
Brooklyn sta diventando il quartiere degli artisti intellettuali di new york, quello in cui i grattacieli fanno cafone e starbucks e’ solo una catena. Quindi e’ cafona pure lei. A Brooklyn il caffe’ lo prendono nelle caffetterie storiche. E poi leggono Il Fatto Quotidiano. Ah no. Il Fatto lo leggono al Pigneto. Comunque vi consigliamo di passeggiare sulla promenade di Brooklyn Heights e poi arrivare fino al Dumbo, il quartiere “industriale” in via di conversione. A Brooklyn vivono nelle ex acciaierie, nelle ex tipografie, negli ex magazzini ecc.ecc.
Tornando a Manhattan avremmo voluto fare una pausa shopping al Pier 17 ma tutti i negozi erano chiusi per ristrutturazione. A noi piace che ci pensate. Ma non fatelo cosi’ intensamente!!!! Sosta al Century 21. Una volta era il posto delle occasioni. Adesso e’ il posto dei marchi tarocchi.
E dopo e’ successo l’impensabile. Io e la vale ci siamo separate. Lei e’ tornata in albergo, mentre io ho continuato a passeggiare. Appuntamento un’ora e mezza dopo tra la grand e la thompson per incontrare un suo amico. L’ingenuo ci ha portate a fare l’aperitivo sul roof del The James Hotel, che a me piazzatemi a vedere il panorama di Manhattan con un bicchiere di vino in mano e poi chiedetemi se Berlusconi e’ simpatico. E’ possibile pure io risponda che e’ anche bello. Sempre l’ingenuo ci ha portate a cena in un posto di quelli newyorkesi da film, che per arrivarci passi nelle cucine, scendi giu’ e ti ritrovi in una cantina messicana. Non di quelle da nachos, piene di cheddar, guacamole, fagioli e carne macinata. Il vestitino nero ha funzionato. Ho dato l’impressione di essere una da cena raffinata e non una di quella “ma che non si puo’ avere doppio chetar e pure doppio guacamole, visto che ci siamo?”.
Dicevo ingenuo, l’amico di Vale. Non sa che mi attacchero’ come una cozza. D’altronde come puo’ solo immaginarlo, visto che è evidente che non sono una cozza. Sono una figa, Non lo pensate anche voi? No? Se beveste piu’ vino e piu’margarita, lo pensereste. Forza, bevete. It’s on me.

BOSTON & NEW YORK ON THE ROAD. SESTO GIORNO

902206_10151492109763280_1450938897_oCiao a tutti. Sono le 6:12 del mattino e sto scrivendo accovacciata sul mio letto in albergo. In Italia so che non è cambiato nulla. Sono due ore che aspetto una maledetta mail. Comunque, se appiccico la faccia alla finestra e guardo in alto a destra, vedo l’Empire State Building. L’emozione che provo a essere qui mica son capace a descriverla. Diciamo che se fossi ipocondriaca sarebbe un disastro. Penserei in continuazione di essere vicinissima all’attacco cardiaco. La giornata di ieri è stata on the road ed è cominciata a Newport, dove Valentina ha esordito “Oggi non mi va di fare le foto, ti dispiace?”. E io “Vale quelle che io non vedrò mai e che sul tuo pc saranno vicine di cartelle a quelle del giappone, condividendo la malinconia di essere state scattate e mai viste da nessuno? No, non mi dispiace. Le facciamo con l’ipad, le foto”. Eccoci così in giro per Newport, una cittadina di mare molto carina e molto elegante. E, a differenza di Provincetown, ci vive qualcuno anche se non è estate. Quindi passeggiata lungo la strada principale con “sbirciamenti” nelle case che affacciano sull’oceano con gli accessi privati. La parte più bella però è venuta dopo, quando con cappelli e occhiali abbiamo scappottato la macchina e visitato la mansions che costeggiano tutto un viale della cittadina. A Roma sarebbero le ville dell’Appia. Quelle di Newport sono però molto più curate, circondate da giardini immensi e… se ti affacci alla finestra vedi l’Oceano. Ovviamente, le finestre quelle da un lato, perché dall’altro vedi la strada, anche se sei a Newport. Comunque, gironzolando siamo arrivate alla Cliff Walking, il percorso sulla scogliera. E abbiamo passeggiato ascoltando il rumore delle onde infrangersi sulle rocce e inebriandoci del profumo dell’oceano puro, che ha una fragranza diversa da quello del mare di Fregene ed è al netto delle creme solari… che ancora non è stagione. L’oceano mi mette serenità e mi fa pensare che andrà tutto bene. Ma non possiamo essere serene tutta la giornata, c’è New York a 280 chilometri che ci aspetta. Quindi, macchina, musica country, chiacchiere, strada sull’oceano, ponte sospeso sull’oceano. “Mare profumo di mare, sento che sto lasciandomi andare”… scusate ma a sto giro ci stava tutta!!!!
A 200 km da New York, leggiamo le indicazioni per Mystic. Entusiasmo. Siamo a Mystic. E che non andiamo a mangiarlo uno slide of heaven nella pizzeria del film di Julia Roberts? Yeahhhh. E poi ci sono quelli che dicono che sono materiale. E invece a me basta una pizza nel posto dove hanno girato un film per rendermi felice. Certo… non che una borsa di Chanel mi rattristi. Comunque, dopo la pizza, la cheescake e 200 chilometri di highway, eccoci. Siamo a NY. Peccato per lo skyline alla nostra destra. Avrei preferito trovarmelo di fronte all’arrivo in macchina. Ma, pazienza. La prossima volta entrerò da un altro lato. O farò spostare lo skyline. Vediamo. Di corsa a restituire la macchina e poi in albergo in taxi. O meglio noi abbiamo chiesto un taxi e quello del rental car invece ci ha mandato una discreta limousine di 4 metri. Il dubbio è … ci avrà scambiate per donne in carriera di Park Avenue o per protagoniste di Jersey Shore?
Ma fa niente, siamo a New York. Yeahhhhh. Arriviamo dalla terza strada… poi lexington, park avenue, la madison, la quinta, incrociamo la Broadway e poi la settima, la fashion avenue, dove c’è il nostro albergo di cui ovviamente eviterò di darvi le coordinate esatte. Siamo sopravvissute al serial killer del motel, meglio non sfidare il destino.