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BOSTON & NEW YORK ON THE ROAD. IL RITORNO

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il ritornoBonjour! Stiamo volando su territorio francese, quindi ho dovuto cambiare language. Appena diro’ “bella frate’” saprete che Roma e’ vicina. Io e la vale siamo separate da una parete e da una tenda che stanno a significare la separazione delle classi sociali. Il prossimo mese le esporranno al Moma come opere d’arte contemporanea. Pur di partire con lei, le ho bruciato tutte le miglia piu’ 100 euro. Fortunata, grazie a me ha viaggiato in Magnifica. Non bastava che mi ha avuta accanto per 10 giorni.
Separate, ma unite dallo stesso destino. Quello delle fracicone. Occhi lucidi, vie nasali otturate, per non parlare poi delle orecchie.
Nell’ultima mattinata a new york, vale e’ andata in giro per ultime spese e io per passeggiatina al Greenwich che e’ assolutamente il quartiere piu’ bello di New York. Ci si arriva passeggiando verso downtown e poi, all’altezza della undicesima, si va verso ovest. Che guardando downtown e’ alla vostra destra. A new york pure i punti cardinali so riconoscere. Mi rimane invece sempre quella leggere indecisione su “pull” e “push”. Spingere o tirare per aprire una porta??
Comunque, son passata a casa di Carrie, ho passeggiato sulla bleeker, mangiato una cup cake da magnolia bakery, che, devo riconoscerlo, e’ piu’ bella che buona, spiato il negozio di marc jacobs lasciando la carta di credito a distanza di sicurezza e comprato due dolcetti da portare pure alla vale. 2 cup cake e due cheescake, 20 dollari. A New York non ti regalano nulla, sopratutto quando c’e’ di mezzo sex and the city! La cheescake merita. E’ quasi al livello di quella che faccio io.
Comunque, il connubio vale & vale ha dato risultati catastrofici a livello di shopping. Due maniache. Compulsive e ossessive. E cosi a fine vacanza io mi ritrovo con un paio di orecchini di tiffany, dove, senza vale, non sarei nemmeno entrata e lei con un nuovo amico. Eh si, alla fine il nome di Michael Kors sulla borsa se l’e’ fatto stampare pure lei. Simpatico proprio sto Michael!
Se voglio continuare a pagare le bollette della luce con una certa regolarita’ il prossimo viaggio con lei lo faccio a monteporzio catone.
Vogliamo dire due parole su questo volo di ritorno? Passato il momento di panico del decollo in cui penso sempre che dopo dieci secondi che le ruote si sono staccate da terra l’aereo si sfracelli al suolo, mi addormento. Il signore accanto a me, no. Gioca con l’iphone. E non ha tolto il volume. Voi lo sapete che io ho lo sguardo dolce, vero? Lui non lo sapra’ mai. Perche’ in sette ore e mezza di viaggio ogni volta che l’ho guardato ero si Carrie, ma quella dello sguardo di satana. Sul poppante che sull’oceano ci ha lasciato corde vocali e tonsille, non faccio commenti che altrimenti sembro cinica. A me i bambini piacciono, ci gioco e io piaccio a loro, anche quando sono maschi, pensate un po’. Ma due goccine di lexotan diluite nel biberon, no?
Comunque, due voli e quattro film non e’ male come media a livello cinematografico, disastrosa su quello del sonno. Se ho dormito un’ora in tutto tra andata e ritorno e’ tanto. Comunque, se non lo avete gia’ fatto guardate Argo, Venuto al mondo, Una famiglia perfetta e La migliore offerta. Tutti belli. Io ho gusto quando si tratta di film. E di borse. E di tute di victoria’s secret. A proposito, a fine viaggio non voglio che resti il pensiero di me in stile panterona piena di pizzi leopardati. La mia idea di sexy victoria’s secret sono i pantaloncini con una maglietta sopra. E lo so. Sono single. Qualche domanda dovrei farmela. E magari pensare a un reggicalze. Ma, eccoci.
Bella frate’ … Abbiamo iniziato la discesa verso Roma Fiumicino. Vi lascio. Ci si rilegge al prossimo viaggio che prevedo sara’ tra molto tempo. Il week end a Parigi me lo sono giocato sulla quinta, tra il negozio di victoria’s secret e quello di michael kors.

BOSTON & NEW YORK ON THE ROAD. DECIMO GIORNO

partita hockeyMentre scrivo e’mezzanotte e venti a ny e io sono appena rientrata in albergo. Io, perche’ la fracicona nel letto a fianco al mio subito dopo la partita si sentiva febbricitante! Per me giretto a times square a comprare du cosette brandizzate i love new york, nel caso che il mio amore per questa citta’ fosse sfuggito a qualcuno. Stasera ci siamo date allo sport, nello specifico all’hockey. I miei fantastici amici americani mi hanno regalato due biglietti per la partita dei New Jersey Devils contri gli Ottawa Senators. Ingresso dall’ice lounge. Pensate a me in una sala enorme piena di patatine fritte, hot dog, hamburger, costolette. Fatto? Ecco, adesso pensate alla pancia di belen al nono mese di gravidanza. L’esperienza della partita e’ stata entusiasmante. Le ragazze pon pon, la mascotte, il kissing time sullo schermo gigante, la partita interrotta dalle musichette dance, le mazze in pieno stomaco che si tirano i players, il jingle da funerale quando segnano gli avversari. Le regole del gioco ci sono un attiminino sfuggite. Che dovevano infilare il dischetto nella porta avversaria ci e’ stato chiaro fin da subito. Il resto meno, ma abbiamo tifato comunque. Qui pero’ non si usano epiteti coloriti sulla genesi materna dei players. Percio’ anche noi ci siamo limitate a un sobrio let’go devils e a un candido “nice play”. Una di noi a un certo punto ci ha buttato in mezzo un coretto su francesco totti. Avete pensato che sia stata io? Allora andate tra i friends di facebook, evidenziate il mio nome e poi cliccate su delete!
La giornata io e vale l’abbiamo passata separate. Dopo essere state insieme in biblioteca, ognuna ha preso la sua strada, che in realta’ era la stessa, la quinta per entrambe. Diciamo che ognuna e’ andata per i suoi incroci. Lei Moma, io studi televisivi della Nbc. Se venite a Ny e volete visitarli, prenotate appena arrivate altrimenti non troverete mai posto. Che io quando devo dare consigli sono proprio una saggia. E no, Napolitano. La mia risposta e’ no. Io la saggia di ripiego non la faccio. Al Moma ho rinunciato. Non essendoci nessuna exhibition interessante ho deciso che 25 dollari erano troppi per andare a vedere per la quarta volta uno specchio bucato spacciato per opera d’arte.
Intanto, mi sono fatta un nuovo amico a New York. Si chiama Michael di nome e Kors di cognome. Gli voglio gia’ cosi bene che mi sono fatta addirittura stampare il suo nome su due borse. Voglio diventi amico anche di mia sorella. Io sono una “de core” quando si tratta di amici.
E adesso mi dedico a un complicato rapporto a due. Quello con la valigia. Ma io sono una maestra dei rapporti complicati, quindi, a noi due, bella.

BOSTON & NEW YORK ON THE ROAD. NONO GIORNO

bibliotecaA new york piove, ma la vita va vissuta anche quando non va proprio come vorresti. Va affrontata, come la pioggia. E cosi eccoci rintanate nella public library di ny. Le ragazze vengono qui perche’ e’ il posto in cui Carrie in abito da sposa viene abbandonata da Big. io nonostante la mia passione per SATCH ci vengo sempre perche’ e’ un posto magico. Comunque stamattina mi sono svegliata alle sei meno un quarto. Mi sono abituata al fuso, dunque la vacanza sta per finire. Ma… Fossero questi i problemi… Ieri e’ stata una giornata molto intensa. Non solo per i nostri piedi, ma anche per le nostre carte di credito. La mia e’ con l’ossigeno. Quella di vale con la flebo. La prognosi di entrambe e’ riservata.

La situazione e’ questa. Dopo il passaggio a Soho di ieri, gli amici che vogliono vedermi possono passare a casa mia per una aglio e olio in compagnia. Il vino pero’ devono portarselo. A me piacciono o le bollicine o il bianco fruttato. Ma anche il rosso va bene. Il franciacorta che ho in frigo lo conservo per quando arrivera’ l’estratto conto della carta di credito. D’altronde sono sei mesi che aspetto l’occasione giusta per stapparlo.

Comunque i miei amici li accogliero’ con dei fantastici completini di victoria’s secret. Il mio prossimo fidanzato sara’ un uomo molto fortunato. Eh, si mamma. ogni tanto capita che qualche matto mi invita a uscire. Poi pero’ rinsavisce subito!!!

Tornando a noi, la zona di Sono di New York e’ assolutamente la migliore per fare shopping a New York. La Broadway, la Fayette e poi tutti gli incroci, guardando con attenzione particolare Prince street, Broome street e la Mercer. Praticamente, siamo tornate in albergo piene di buste e con i bicipiti in crisi di identita’. Credevano di essere quelli di Rocky Balboa. Tante buste e nemmeno un jeans. Ne ho provati 15, pero’. Mi piaceva il davanti di un True Religion, ma non ero tanto convinta del dietro. Poi ho visto il prezzo, 289 dollari more taxes, e ho pensato che fosse compreso anche il chirurgo plastico per rimodellare il lato B. Ma mi hanno detto di no, quindi ho rinunciato, anche se un po’ ci rimugino.

La sera ci siamo concesse alla vita mondana. Meatpacking District. La zona degli ex macelli che, nemmeno a dirlo, e’ diventata una delle piu’ cool di manhattan . Ora non so se e’ piu’ cool il lato dove c’erano i vitelli o quello dei maiali, ma non e’ che posso sapere proprio tutto di NY. Comunque abbiamo fatto aperitivo al Buddhakan, io, la vale, un po’ di italiani e una ex modella russa lunga due chilometri. Che quand’e’ cosi non c’e’ altro da fare che giocarsi la carta della simpatia. Un passaggio veloce al roof del The Dream per guardare il panorama e poi cenetta da Pastis. Onion soup, hamburger e patatine. Stanotte ho sognato che ci sbranavano i cani a Bryant Park. Ora vi lascio. Cappuccio in testa. Pronta ad affrontare la pioggia. E la vita.

BOSTON & NEW YORK ON THE ROAD. OTTAVO GIORNO

553295_10151485344508280_1046466307_nMentre scrivo e’ l’una di notte e io ho appena lavato i capelli con il sapone per il viso. Forse dovrei dormire di piu’, ma dormire nella citta’ che non dorme mai mi sembra una mancanza di rispetto. E io sono educata. Se un americano venisse a Roma e iniziasse a palare di cose vecchie nella citta’ eterna sarebbe brutto,no? Ecco.
Ho scoperto di avere un problema con le porte girevoli. Perche’ qui sulla highway vanno a 65 miglia all’ora, ma quando si tratta di girare in una porta e’ un attimo che ti trasformi in wonder woman.
C’e’ di nuovo il sole a New York. Andare a Central Park ci sembra quindi una buona idea. Sicuramente piu’ sana di quella di mangiare eggs&bacon, pan cake con lo sciroppo d’acero, french toast, salsicce, blueberry cake e smoothie alla fragola. Tutto sorseggiando american Coffee e tutto in un’unica breakfast. Passaggio tra i teatri della Broadway, Columbus Circle e poi finalmente il parco. Da oggi in poi quando nominerete Central Park a me e a vale verra’ voglia di andare a fare il pedicure. E canteremo Hey Jude, che ovviamente al memorial di John Lennon ci siamo passate. Dopo il giro del parco ci ritroviamo sulla quinta. E sulla quinta si passeggia. Magari poi si entra in qualche negozio. Da Nike per vedere le scarpe. E da Tiffany per accompagnare la vale, che io preferisco le borse. E le scarpe. E i vestiti. Alla fine, pero’, mentre valentina svaligiava il negozio, ci sono cascata. E adesso ho un paio di orecchini in piu’. Da Juicy Couture per vedere le tute. Ho una felpa in piu’. Ma avrei voluto anche un pantalone e due borse. Che morigerata che sono. Comunque, il primo screening e’ fatto. Con le idee piu’ chiare su quello che comprero’, incontro i miei amici americani per una cenetta veloce. E poi raggiungo la vale per una birretta e la dose quotidiana di patatine fritte. L’altro giorno le dicevo che lei e’ molto fortunata, perche’ se io fossi una mia amica vorrei venirci prorio con me a New York. Lei mi ha guardato e chiesto come mai avevo la pancia, visto che non ce l’ho mai. A me e’ sembrata una perifrasi per dirmi la parolaccia con la v. , ma io ho fatto finta di nulla. Sono comprensiva. Oltre che figa e simpatica. E intelligente (In questo post sono presenti messaggi autopromozionali espliciti).
Comunque, Valentina la sto americanizzando. Adesso e’ lei che vuole fermarsi da Starbucks, ha riconosciuto il punto del ponte di Brooklyn dove Steve e Miranda hanno fatto pace e ci siamo confrontate su quale potesse essere la casa di Dan di Gossip Girl a Brooklyn.
Ora deve solo smettere di dire “americanate”

BOSTON & NEW YORK ON THE ROAD. SETTIMO GIORNO

New York 2Sono le 7.58 a Manhattan e sono da Starbucks da circa due ore. I patti con me stessa erano chiari prima di partire. Lavorare almeno un paio di ore al giorno. E io e me stessa non e’ che ci diciamo cavolate. Quando non si tratta di dieta e alimentazione sana.
Lo stile di vita mio e di Valentina in questa vacanza e’ direttamente proporzionale all’abbassamento delle mance che lasciamo. Che tradotto, nel caso in cui le mie competenze matematiche abbiano di nuovo fatto cilecca, significa che, visto che qui abbiamo un sacco di spese e a me e’ gia’ arrivato il primo alert della carta di credito,  lasciamo sempre meno mance. Al secondo alert, quelli dell’amex mi manderanno oltre alla mail anche una bottiglia di franciacorta!
A new york fa caldo e c’e’ il sole. Io amo cosi tanto questa citta’ che inizio a pensare che in un’altra vita sono stata uno dei padri fondatori degli Stati Uniti. Chissa’ poi cosa ho combinato per beccarmi la rinascita a Isernia, che amo comunque, ma insomma inutile negare che New York è un’altra cosa. Questione di dettagli.
Prima tappa downtown. Approfittiamo del sole per “crossare” il ponte di brooklyn. Siamo delle strateghe, noi, mica delle sprovvedute che passeggiano su un ponte quando minaccia pioggia. Prima della traversata abbiamo preso un caffettino con la mia amica, che si e’ autoesportata a New York, e con il suo capo americano che beve l’ espresso. E’ proprio vero Kimbo da’ Starbucks a chi non ama l’american coffee.
Alla fine del ponte di Brooklyn l’unico rammarico e’ di non aver fatto un’abbondante spalmata di somatoline prima di infilare le calze. La mia cellulite mi avrebbe denunciato per torture e crimini contro gli inestetismi. L’azione della crema insieme a quella del caldo li avrebbe uccisi senza pietà.
Brooklyn sta diventando il quartiere degli artisti intellettuali di new york, quello in cui i grattacieli fanno cafone e starbucks e’ solo una catena. Quindi e’ cafona pure lei. A Brooklyn il caffe’ lo prendono nelle caffetterie storiche. E poi leggono Il Fatto Quotidiano. Ah no. Il Fatto lo leggono al Pigneto. Comunque vi consigliamo di passeggiare sulla promenade di Brooklyn Heights e poi arrivare fino al Dumbo, il quartiere “industriale” in via di conversione. A Brooklyn vivono nelle ex acciaierie, nelle ex tipografie, negli ex magazzini ecc.ecc.
Tornando a Manhattan avremmo voluto fare una pausa shopping al Pier 17 ma tutti i negozi erano chiusi per ristrutturazione. A noi piace che ci pensate. Ma non fatelo cosi’ intensamente!!!! Sosta al Century 21. Una volta era il posto delle occasioni. Adesso e’ il posto dei marchi tarocchi.
E dopo e’ successo l’impensabile. Io e la vale ci siamo separate. Lei e’ tornata in albergo, mentre io ho continuato a passeggiare. Appuntamento un’ora e mezza dopo tra la grand e la thompson per incontrare un suo amico. L’ingenuo ci ha portate a fare l’aperitivo sul roof del The James Hotel, che a me piazzatemi a vedere il panorama di Manhattan con un bicchiere di vino in mano e poi chiedetemi se Berlusconi e’ simpatico. E’ possibile pure io risponda che e’ anche bello. Sempre l’ingenuo ci ha portate a cena in un posto di quelli newyorkesi da film, che per arrivarci passi nelle cucine, scendi giu’ e ti ritrovi in una cantina messicana. Non di quelle da nachos, piene di cheddar, guacamole, fagioli e carne macinata. Il vestitino nero ha funzionato. Ho dato l’impressione di essere una da cena raffinata e non una di quella “ma che non si puo’ avere doppio chetar e pure doppio guacamole, visto che ci siamo?”.
Dicevo ingenuo, l’amico di Vale. Non sa che mi attacchero’ come una cozza. D’altronde come puo’ solo immaginarlo, visto che è evidente che non sono una cozza. Sono una figa, Non lo pensate anche voi? No? Se beveste piu’ vino e piu’margarita, lo pensereste. Forza, bevete. It’s on me.

BOSTON & NEW YORK ON THE ROAD. SESTO GIORNO

902206_10151492109763280_1450938897_oCiao a tutti. Sono le 6:12 del mattino e sto scrivendo accovacciata sul mio letto in albergo. In Italia so che non è cambiato nulla. Sono due ore che aspetto una maledetta mail. Comunque, se appiccico la faccia alla finestra e guardo in alto a destra, vedo l’Empire State Building. L’emozione che provo a essere qui mica son capace a descriverla. Diciamo che se fossi ipocondriaca sarebbe un disastro. Penserei in continuazione di essere vicinissima all’attacco cardiaco. La giornata di ieri è stata on the road ed è cominciata a Newport, dove Valentina ha esordito “Oggi non mi va di fare le foto, ti dispiace?”. E io “Vale quelle che io non vedrò mai e che sul tuo pc saranno vicine di cartelle a quelle del giappone, condividendo la malinconia di essere state scattate e mai viste da nessuno? No, non mi dispiace. Le facciamo con l’ipad, le foto”. Eccoci così in giro per Newport, una cittadina di mare molto carina e molto elegante. E, a differenza di Provincetown, ci vive qualcuno anche se non è estate. Quindi passeggiata lungo la strada principale con “sbirciamenti” nelle case che affacciano sull’oceano con gli accessi privati. La parte più bella però è venuta dopo, quando con cappelli e occhiali abbiamo scappottato la macchina e visitato la mansions che costeggiano tutto un viale della cittadina. A Roma sarebbero le ville dell’Appia. Quelle di Newport sono però molto più curate, circondate da giardini immensi e… se ti affacci alla finestra vedi l’Oceano. Ovviamente, le finestre quelle da un lato, perché dall’altro vedi la strada, anche se sei a Newport. Comunque, gironzolando siamo arrivate alla Cliff Walking, il percorso sulla scogliera. E abbiamo passeggiato ascoltando il rumore delle onde infrangersi sulle rocce e inebriandoci del profumo dell’oceano puro, che ha una fragranza diversa da quello del mare di Fregene ed è al netto delle creme solari… che ancora non è stagione. L’oceano mi mette serenità e mi fa pensare che andrà tutto bene. Ma non possiamo essere serene tutta la giornata, c’è New York a 280 chilometri che ci aspetta. Quindi, macchina, musica country, chiacchiere, strada sull’oceano, ponte sospeso sull’oceano. “Mare profumo di mare, sento che sto lasciandomi andare”… scusate ma a sto giro ci stava tutta!!!!
A 200 km da New York, leggiamo le indicazioni per Mystic. Entusiasmo. Siamo a Mystic. E che non andiamo a mangiarlo uno slide of heaven nella pizzeria del film di Julia Roberts? Yeahhhh. E poi ci sono quelli che dicono che sono materiale. E invece a me basta una pizza nel posto dove hanno girato un film per rendermi felice. Certo… non che una borsa di Chanel mi rattristi. Comunque, dopo la pizza, la cheescake e 200 chilometri di highway, eccoci. Siamo a NY. Peccato per lo skyline alla nostra destra. Avrei preferito trovarmelo di fronte all’arrivo in macchina. Ma, pazienza. La prossima volta entrerò da un altro lato. O farò spostare lo skyline. Vediamo. Di corsa a restituire la macchina e poi in albergo in taxi. O meglio noi abbiamo chiesto un taxi e quello del rental car invece ci ha mandato una discreta limousine di 4 metri. Il dubbio è … ci avrà scambiate per donne in carriera di Park Avenue o per protagoniste di Jersey Shore?
Ma fa niente, siamo a New York. Yeahhhhh. Arriviamo dalla terza strada… poi lexington, park avenue, la madison, la quinta, incrociamo la Broadway e poi la settima, la fashion avenue, dove c’è il nostro albergo di cui ovviamente eviterò di darvi le coordinate esatte. Siamo sopravvissute al serial killer del motel, meglio non sfidare il destino.

BOSTON & NEW YORK ON THE ROAD – QUINTO GIORNO

906788_10151485356593280_954735809_oCominciamo dalla fine. Adesso sono le 5.44 del mattino a Newport e io ho lavorato gia’ un paio d’ore con l’orario italiano. Nessuno ha usato il filo della corrente dell’abat jour per strangolarci. Ci sono quindi buone probabilita’ che stasera saremo a New York. Battito di cuore accelerato. Adesso, torniamo a ieri. e’ la mattina di domenica 7 aprile, siamo a Boston e, dopo qualche bagle, andiamo a ritirare la macchina per partire. In principio avevamo preso una volkswagen, poi a 50 dollari in piu’ era disponibile una mustang rosso fuoco cabrio. E che fai, tu non la prendi? Noi si. E, sara’ un tete a tete con l’artrite, ma la scappotteremo anche. Il mio approccio alla macchina con il cambio automatico e’ stato”Valentina, guida tu”. Quello di Valentina e’ stato “ma dov’e’ la frizione”. Passato il disorientamento iniziale, siamo arrivate sulla punta di Cape Cod, a Provincetown, in meno di due ore. La strada non è panoramica. E’ solo una interstatale circondata da alberi, che non hanno una foglia sopra, una per dire una. L’atmosfera non e’ da Blair with project, perché se là in mezzo ci passa una strega la sgami subito. I limiti di velocità sono variabilmente costanti: a 45 miglia all’ora per 5 miglia, a 50 per 10, a 55 per 8 e a 60 per 12. Roba che manderebbe ai matti pure Gandhi. Provincetown sembra Cabot Cove. Il porticciolo, le case mezze villette e mezze capanne, la signora dell’information point con lo stesso taglio di capelli di Jessica Fletcher. Premetto che il mio rapporto con il mare è “asciutto”. Piu’ o meno quello della cotoletta. Ottenere una doratura perfetta da entrambi i lati. Mettendomi al sole, non all’olio, naturalmente. Quelli che fanno snorkelling li considero dei guardoni, per dire. Quindi è giusto che vi chiediate cosa diavolo faccio su una barca con il mare forza 10 a fare avvistamento di balene. Io e la MO ci siamo fidate di un amico. Di un ex amico, cioè. E’ più o meno quando abbiamo sentito che la gita sarebbe durata “3 hours starting from now” che ho iniziato a sussurrare parolacce, usare espressioni volgari e mancare di rispetto a Moby Dick. E pure a Pier Paolo Ciuoffo. Che per carità a me dispiace quando vedo le balene spiaggiate, ma queste erano in mare e nemmeno si sono fatte vedere. Il nostro consiglio? Il biglietto costa 44 euro. con 24 dollari in più ci esce una felpa di Abercrombie. Insomma, il whale watcher riabilita l’escursione di 6 ore a cavallo a Cuba che da anni ormai rinfaccio aFrancesca Tavaniello. Almeno lì ogni tanto ci fermavamo a bere rum. Dopo tre ore in cui, tranne l’omicidio stile Jessica Fletcher, è successo di tutto, compresa rovinosa caduta sul ponte di uomo di 180 chili e onda che ha fatto la doccia al nostro lato destro, fortunatamente non ci e’ passata la fame e nemmeno la sete. Almeno adesso sappiamo che in barca a vela ci possiamo andare. Il test è costato 44 dollari. Avete presente Riccione ad agosto? Ora immaginate l’opposto. Ecco Provincetown il 7 aprile, che, se ci fosse qualcuno e i negozi fossero aperti, sarebbe davvero… incantevole. Se vi dice culo, magari incontrate un fantasma, che fa sempre cool. Noi no. D’altronde se lo avessimo avuto avremmo visto le balene. E forse fatto pure un calendario nude.
Dopo un cheesburger per me e un’aragosta spappolata in un panino per la Vale ricomincia il nostro viaggio. Direzione Newport. Vogliamo dormire in un motel, che fa molto viaggio on the road. E serial killer. Per strada ci fermiamo a un burger king Driver Thru a prendere una coca cola e un gelato. Avere una macchina in America e non fare il driver thru è come avere Berlusconi davanti e non dargli una smossa ai capelli. A 10 km da Newport ci fermiamo nel motel che purtroppo non è proprio quello che fermi la macchina davanti alla porta, ma prendere la stanza e sentirsi dire che costa 59 dollari e non c’è bisogno del passaporto mi fa sentire un po’ Mata Hari e un po’ Pretty Woman prima di incontrare Richard Gere. Birretta al bar del motel, dove abbiamo identificato almeno un paio di potenziali serial killer e poi a nanna in stanza, dove invece abbiamo identificato almeno 10 modi in cui i suddetti serial killer potrebbero ucciderci. Devo smettere di guardare Csi e Criminal Minds. E dormire di piu’.

BOSTON & NEW YORK ON THE ROAD – QUARTO GIORNO

891639_10151477304348280_296353591_oVe lo dico subito, il cammino di Santiago, detto anche The Freedom Trail, non lo abbiamo fatto. Insomma, io amo l’America pero’ non fino al punto da farmi coglionare e camminare per 4 miglia seguendo una fila di mattoncini rossi con un vento che altro che “mare profumo di mare”. Il capitano Stubing e’ volato fuori dalla Love Boat e lo hanno ritrovato in baia. Quella di San Francisco, pero’. Abbiamo optato per un city view tour che ci ha portato come prima tappa al Quincy Market, dove siamo arrivate demoralizzate. Eravamo preoccupate per Stubing. Appena girato l’angolo e arrivate al Quincy pero’ ci siamo riprese. Negozi, ristoranti, artisti di strada. Su fb si sarebbe beccato un like. Nei negozi non tira vento. Ahinoi. Comunque, il posto mette allegria e anche fame. Escluso quello del sugo con le costolette che le nonne mettono a fare la domenica alle sei del mattino, i profumi di cibo si sentono tutti. Nel market infatti ci sono le bancarelle che vendono qualsiasi cosa da mangiare, dalle macedonie agli hamburger, ai … “mappazzoni”. Ovviamente tutto take away. Che se noi volevamo fare penitenza facevamo il cammino di santiago, mica la lotta libera per prendere un tavolo con un hot dog in una mano e una porzione di patatine fritte nell’altra. Abbiamo optato cosi per il bancone del pub e per due birre con mega nachos. Il vento fuori e’ ancora tanto forte. Facciamocela un’altra birretta, dai. A meta’ giornata dunque siamo infreddolite e allegre. Il mood giusto per un passaggio da Abercrombie prima di proseguire il city view tour, passare per il vecchio porto di Boston e notare che qui quando dicono che un palazzo ha 300 anni si sentono antichi. Che teneri questi americani. Se a Roma un palazzo non ha un’eta’ con quattro cifre, allora … ci puo’ passare la metro c sopra e pure a fianco. Passeggiata al Boston Common con sosta per assistere a una partita di baseball di ragazzine con i genitori a tifare proprio come nei film. E poi Newbury. O se lo valentinizzate Newebery. E poi si lamenta che sti americani non la capiscono. Per fortuna io, da amica, l’ho tranquilizzata. Anche quando parla in italiano uno ha qualche difficoltà. Comunque, abbiamo continuato a prendere confidenza con i negozi americani e comprato un paio di cosette. La conclusione e’ che a me piace il rosa e a vale le magliettine un po’ cosi, ma anche i vestitini. A entrambe Boston. Anche quando a Eolo gli piglia male. Dritte in albergo, a posare le buste e a riscaldarci. Ma che non usciamo stasera? No mi sa che alla fine, no. Stamattina si parte. Una macchina, due donne. Vi sono venute in mente Thelma e Louise? Scordatevele. Noi non finiremo in un burrone e non faremo sesso con Brad Pitt nel caso che a qualcuno gli fosse venuta la preoccupazione. Direzione Cape Cod. Yeahhhhhh.

BOSTON & NEW YORK ON THE ROAD – TERZO GIORNO

64443_10151478389758280_1157304119_nCiao Italia, qui Boston. Sono le 5:44 del mattino e sono sveglia da due ore. Va tutto bene. Il clima è buono, anche se la sera il vento della baia si infrange sinuosamente tra i nostri capelli. Valentina delle smetterla di cantare “mare, sapore di mare”, che mi fa diventare poetica. Dopo il nostro pranzetto, per favorire il deposito delle calorie ingerite, abbiamo deciso di fermarci a fare la manicure. E, ora ve lo dico, ho lo smalto rosa sulle mani. E rosso sui piedi. Per qualche giorno fingerò di essere daltonica, così magari non mi resta il trauma.. A livello di food, ancora non abbiamo mangiato una cheescake e nemmeno un cookie. Ma, tranquilli, sul salato ci stiamo difendendo bene. E comunque abbiamo buone intenzioni. Oggi alla mezza omonima dicevo che a New York ci toccherà pranzare cinque o sei volte al giorno, perché avremo si tante cose da vedere, ma anche tante da mangiare. oltre a quelle da comprare. Che vita dura quella delle donne colte, buongustaie e shopping addicted.
In realtà io e Valentina in vacanza funzioniamo su tutto, ma non sul cibo. Io sono più ruspante e tradizionale, lei più fusion e sperimentale. A New York mi toccherà portarla a mangiare i noodles. Ma sull’indiano terrò duro. Intanto, ieri sera complici i suoi colleghi, le ho fatto mangiare la lobster che a Boston “si porta”, così almeno per un po’ la metto a tacere! Il posto, nel financial district, affacciava direttamente sul porto e, quando dico direttamente, dico proprio che sotto c’era l’acqua. Praticamente i grattacieli che ieri abbiamo visto dal lato del parco, ieri sera li abbiamo visti dal lato del porto. E l’effetto è stato comunque straordinario.
Vi state preoccupando che non ho cenato visto che io non mangio qualunque tipo di pesce che non sia il tonno in vetro? Don’t worry. Qui un cheesburger doppio formaggio non si nega mai a nessuno. E nemmeno una vagonata di patatine fritte. Io amo gli Stati Uniti d’America.
Oggi al foglio excel va di camminare, quindi percorreremo il Freedom Trail, che sto percorso di 4 miglia in cui bisogna seguire la linea di mattonino rossi ce l’hanno nominato tutti. A quelli della lonely planet, poi, gli deve essere piaciuto un casino. Sarà il nostro … cammino di Santiago. E se il Freedom Trail sta al Cammino di Santiago…. è un attimo che io sto a … Coelho. Non chiamatemi Coelhina, però. Che mi imbarazzo!!!!! Have a nice day.

BOSTON & NEW YORK ON THE ROAD – SECONDO GIORNO

bostonLa giornata qui a boston e’ cominciata presto. Il primo computer si e’ acceso alle tre del mattino, il secondo alle cinque. Alle sette e mezza avevamo gia’ sbrigato un po’ di impicci di lavoro e cambiato svariate volte il piano di viaggio.
Alla fine la vale l’ha buttata in excel e prima che io dicessi New York aveva gia’ schedulato tutti i giorni. Vi lascio pero’ la sorpresa di scoprire quello che abbiamo deciso. Comunque, ormai la domanda non e’ piu’ “Cosa vogliamo fare” ma “cosa vuole fare il file excel”.
Per fortuna oggi anche lui voleva andare ad harvard. E cosi eccoci in pieno campus. Li avete presenti i gagliardetti de La Sapienza quelli che manco Renzo Bossi si confonderebbe su dove si trova’? Ecco, scordateveli. Ad Harvard son discreti. O non vogliono renzo bossi. Boh. Comunque niente segni di riconoscimento. Quindi, il nostro consiglio per visitare Harvard e’ passeggiare, perdendovi tra le stradine del campus sentendovi liberi e respirando l’aria della cultura. Insomma, non sono in grado di ricostruirvi i giri che abbiamo fatto. L’impatto e’ di essere in un film. Il campus e’ curatissimo. D’altronde ci mancherebbe pure che non lo fosse, visto quanto costano le felpe. Siamo tornate entusiaste e convinte che abbiamo fatto un MBA. Ora, dopo una sosta all’Apple Store che avevamo le carte di credito desiderose di strisciare siamo a pranzo sulla Newbury. Birretta, sandwich & french fries.
Boston ci piace. E ci diverte. D’altronde a noi basta poco. Tipo che Vale dica Massachussets