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CAPODANNO A TOKYO. IL RITORNO

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cropped-19183_10151298117638280_1288343981_n.jpgSono tornata da un giorno e già sono andata in overdose di email. Due riunioni, qualche telefonata, di quelle che solo vedere il numero ti mette di cattivo umore, e ricordi, risate e noodles sono archiviati. Adesso dell’esperienza orientale restano una to do list che è come la story del film, never ending, e un panino con il prosciutto mangiato all’una di notte dopo che alle 20:00 ho interpretato Biancaneve che mangia la mela avvelenata. E sviene. Nella parte del principe azzurro un prestante Groupon riuscito dove telefonate, messaggi whatsapp, bbm o facebook avevano fallito. Farmi aprire gli occhi in modalità “sono viva”. Ah no, dimenticavo. Resta anche la valigia sul pavimento, quella del ritorno da un lungo viaggio. Eh si, perché per disfare una valigia ci vuole il doppio del tempo di quello che hai impiegato a farla, moltiplicato per il doppio dei giorni in cui sei stata in vacanza. A occhio e croce la avrò in mezzo ai piedi fino a Pasqua. Vuota, perché, qualcosa prima e qualcosa dopo, tutto quello che c’è dentro partirà di nuovo, questa volta in direzione lavatrice.

Riguardo l’albero di Natale, ho deciso di spacciarlo come pezzo di arte contemporanea che testimonia l’immobilismo del nostro tempo. Tempo che per l’artista si è immobilizzato a Natale. Appunto. Probabilmente però riuscirò solo a confondere Santa Claus. Quindi, se non voglio avere un vecchietto sulla coscienza, mi toccherà toglierlo. E lo stesso vale anche per All I want for Chirstmas is you come suoneria del telefono. Che, oltretutto, ogni volta che squilla mi viene l’ansia da regalo di Natale da comprare.

CAPODANNO A TOKYO . L’ONSEN

tokyo 19Cosa ci fanno tre ragazze a tre ore e mezza, due treni e un autobus da Tokyo, in una grande casa isolata in mezzo alle neve e circondata da gabbie di orsi? Beh o sono entrate a far parte del progetto Dharma o, se non avete visto Lost, sono le protagoniste della versione giappo di Dieci Piccoli Indiani di Agatha Christie. Qualcuno le uccidera’ tutte. Cosi sembrerebbe. E invece no. Io, Bia e Akubi Girl abbiamo deciso volontariamente di passare la nostra ultima notte di viaggio in un Onsen spettacolare, con panorama mozzafiato, che pero’ effettivamente si trova nel mezzo di una montagna dimenticata da Buddha.

L’assegnazione delle camere e dei kimono avviene in una grande sala e il dubbio su dove ci porteranno dopo in realta’ viene un po’ a tutte e tre. Per fortuna, ci mandano soltanto in camera, dove ci aspettano la coperta termica, i fouton, il the caldo e una vetrata che affaccia sul fiume e sulla montagna piena di neve.

E adesso arriva il bello.

Coperte solo da un Kimono e un coprikimono con i boots da pescatore di trote ai piedi dobbiamo uscire all’aperto per raggiungere le vasche termali. nella changing room dobbiamo spogliarci e poi, superato lo scoglio psicologico di percorrere due metri completamente nude a una temperatura che pure i pinguini sentono il bisogno di un pellicciotto, eccoci immerse in una vasca caldissima circondata da rocce con 50 centimetri di neve sopra.

Esperienza resa ancora piu’ suggestiva e rasserenante dalla certezza che nemmeno l’Indiana Jones dei tempi migliori riuscirebbe a trovare un tempio nel raggio di 100 km.

Dopo un’ora di immersione e di spettegolamenti vari nella vasca femminile, passiamo a quelle miste, dove la conversazione diventa, improvvisamente, monotematica. Dopo aver appurato che non ci sono piu’ le mezze stagioni, che i cubani hanno la salsa nel sangue, che il sugo della mamma e’ quello piu’ buono e che Bruno Vespa fa sempre un plastico di qualcosa, possiamo flaggare anche il luogo comune sui giapponesi. In privato, io, Akubi Girl e Bia forniremo informazioni dettagliate su quello che abbiamo visto. O meglio che non abbiamo visto.

Partenza alle 5 di mattina dopo cena in camera a base di pesce alla griglia e zuppa d’orso, che avrei assaggiato solo se mi avessero assicurato che dentro c’era quello della pubblicita’ vodafone.

La partenza prima dell’alba la rinfaccerei’ a Bia anche piu’ della passeggiata a cavallo di sette ore in mezzo al fango a Cuba, se lei non avesse scattato a me a ad Akubi Girl una foto di quelle non pubblicabili sul giornale della parrocchia. Comunque un taxi e due treni dopo siamo di nuovo a Tokyo, dove ci riuniamo ad Aranbenjo, pronti a prendere il Narita Express. Direzione Italia. E carboidrato serio.

Le ultime righe le scrivo dall’aereo Mosca-Roma, dopo aver fatto l’intercontinentale sdraiata su doppio sedile nei posti sull’uscita di sicurezza. Praticamente “me so attrezzata na business”. Tra poco, speriamo, saremo a Roma. Se alla fine del viaggio sono diventata stronza? Bella domanda.

CAPODANNO A TOKYO – DA KYOTO A TOKYO

tokyo20Ieri mattina, anche se eravamo piu’ in pandance per un viaggio a Lourdes, siamo ripartiti lo stesso per Tokyo. Nemmeno io sono fashion addicted fino a questo punto.
Dicevo ieri che il gruppo e’ unito. Allora i motivi per cui gli altri sono tutti insieme a mangiare sushi e io in giro da sola per negozi dovro’ farmeli spiegare dall’analista da cui saro’ costretta ad andare al ritorno.
Che fossi diventata troppo stronza e nessuno vuole piu’ stare con me?
Comunque, mentre loro addentavano brutalmente pezzi di pesce crudo, io, da sola con uno Starbucks in mano, ho passeggiato per il centro di Tokyo.
Capisci che hai un problema con lo shopping quando, passeggiando, riflesse in una vetrina, vedi due lettere, una “b” e una “s” , e il cuore inizia a batterti forte forte. Nel vicolo c’era lui, il negozio di Marc Jacobs.
Un giro in mezzo a quelle borse vale una lezione di yoga. E una buona parte di stipendio. Tra i buoni propositi del 2013 devo metterci quello di diventare ricca. O di vincere al superenalotto.
Finita la passeggiata, tra lo stupore generale, torno in albergo senza nemmeno una busta. Qui, quando guardi un prezzo ti viene sempre il dubbio se stai comprando una cosa sola o tutta la fabbrica che la produce. E poi, diciamoci la verita’, faccio shopping da troppo tempo per farmi coglionare dai negozianti giapponesi. E fare shopping non e’ come uscire con gli uomini. A un certo punto ti fai furba.
Serata a base di hamburger e patatine perche’ arriva il momento in cui hai bisogno di leggere un menu che capisci e di un piatto che lo vedi e non ti chiedi chissa’ cosa diavolo mi sto mangiando. Si lo so, anche con l’impasto dell’hamburger non e’ complicato buttarla in caciara, ma almeno non vedi cose galleggianti nel brodo. E, si sa, occhio non vede, stomaco non duole.
La canzone della vacanza e’ L’amore e’ tutto qui, interpretata da me e Aranbenjo per le strade di Tokyo… Lui attacca … “Il dolce non lo mangi mai” e io continuo… “Ma certe volte poi lo fai” . Soprattutto se c’e’ uno Starbucks nelle vicinanze.”

CAPODANNO A TOKYO – IL KIMONO

tokyo16Nell’ultimo giorno a Kyoto i templi che mancano da visitare sono circa 4550. Ma noi abbiamo optato per la qualita’. Ne abbiamo scelto uno solo. Meglio non abituarsi troppo ai templi che poi creano dipendenza. E lo sapete, no, che le dipendenze sono pericolose. E’ un attimo che la voglia di passare sotto la porta di un tempio, ti fa ritrovare a Roma che devi correre a Porta Pia per passare sotto la porta e inchinarti alla divinita’ Nomentana, pregandola di non rimanere bloccati nel traffico.
Per fortuna siamo ragazzi coscienziosi. Abbiamo smesso in tempo.
Tutti, tranne Bia e Pollon che un altro tempio e poi fanno l’upgrade. Passano dalla parte delle divinita’.
Io ho optato per una passeggiata lungo il sentiero dei filosofi. Ora non e’ che dobbiamo stare a quantificare per quanti metri l’ho percorso. L’importante e’ esser riuscita a trovare un punto di contatto con la filosofia nipponica, aver allineato il mio pensiero con quello di grandi pensatori, aver esplorato il lato est del mio animo. Insomma, mi sono immersa cosi tanto nella loro cultura che alla fine mi son dovuta comprare un kimono. Che e’ sempre un investimento. Si puo’ usare in versione sexy, sotto il kimono niente, in versione casalinga, sotto il kimono la camicia da notte di ciniglia e i calzettoni di lana e in versione “sotto mentite spoglie”, sembro geisha ma in realta’ sono stronza.
La giornata e’ proseguita con la cerimonia del the in kimono. Un momento rituale che noi abbiamo fotografo come giapponesi impazziti di fronte al colosseo o a un negozio D&G, anche se abbiamo cercato di rispettarne la sacralita’. Io ci sarei riuscita, forse, poi Spank ha sussurrato che il the era al sapore di asparago e io ho iniziato a pensare alla frittata che fa mia nonna.
Serata nel quartiere delle geishe probabilmente la parte piu’ caratteristica di Kyoto. E ti pareva, smetto di essere geisha e scopro che c’e’ questa strada. Meno male che c’e’ sempre bleeker street. Passeggiata, cenetta, birrette, sakettini…e risate. Tante risate. Il gruppo e’ sincronizzato come i semafori all’incrocio di Shibuya a Tokyo.”

CAPODANNO A TOKYO – ANCORA TEMPLI PURE A KYOTO

tokyo15Ieri mattina ci siamo svegliati e abbiamo pensato .. Sai che c’e', ma andiamoli a vedere un paio di templi a nara. La stessa idea l’hanno avuta pure altri due milioni di giapponesi. Quando si dice integrarsi con la cultura del paese che si visita. Eccoci cosi a Nara, paesino spirituale in festa. Noi che facciamo la fila per visitare il tempio, noi che ci arrampichiamo sulla montagna per vedere un tempio, noi che ne visitiamo uno pensando sia un altro ma visto che non c’e’ la scalinata lo capiamo, noi che finalmente troviamo quello con il buddha gigante, noi che il buddha gigante ci fa keep calm con la manona, noi che ci chiediamo se gianni morandi e’ il buddha dei cantanti, noi che alla fine mangiamo i noodle alle bancarelle. E sempre noi che assaggiamo pure gli spiedini, i wurstel, le omelette con la verza e il bacon e le polpette fatte con…qualcosa.
La speranza e’ di avere una valanga di anticorpi che non siamo certi che quelli delle bancarelle e i NAS siano amici sui facebook. Con lo stomaco pieno torniamo a kyoto e indecisi su cosa fare… Alla fine, va beh, dai,’ e visitiamocelo un altro tempietto. Siamo passati cosi sotto il tempio dalle porte arancioni, questa la perifrasi per indicarlo, che qui ogni volta che abbiamo a che fare con i nomi ci viene la dislessia compulsiva e qualsiasi nome si trasforma in arigato’. In che modo ci abbia trasformato questo passaggio lo scoprirete al nostro ritorno. L’unica cosa che possiamo anticiparvi e’ che di sicuro non ci ha fatto diventare astemi. Accanto al tempio abbiamo bevuto tanto sake’. Non tanto perché’ ne avessimo voglia, ma solo per toglierci ogni dubbio al riguardo. Che non e’ che siamo pratici di conseguenze da percorso ascetico.
Prima di tornare in ryokan, io e spank ci siamo guardati negli occhi e siamo stati travolti da quella voglia che ogni tanto ci prende. La complicita’ di uno sguardo e l’incapacita’ di resistere. E cosi’ lo facciamo. Compriamo i waffle. E poi ce li mangiamo.”

CAPODANNO A TOKYO – KYOTO

tokyo 14Qui l’influenza sta facendo piu’ vittime della Lehman Brothers in America. Ormai tachipirina e oky vanno via come il sake’. E chi conosce i partecipanti a questo viaggio puo’ intuire di quali quantita’ sto parlando. Intanto, il gruppo aumenta. Un altro paio di romani e poi facciamo il bar del fico.
Che poi a uno gli piace il tempio, a un altro il giardino Zen, ma alla proposta “beviamoci una cosa” non c’e’ Buddha che tenga. Si chiudono le Lonely e si apre il manuale “come dissetarsi senza mai bere un analcolico”
La visita di kyoto comincia dalla foresta di bambu’, un percorso che provoca sensazioni indefinibili, secondo la lonely. Si, certo. Quando sei ubriaco. Se sei sobrio invece le definisci benissimo. Sono in una foresta di bambu’. Wow. Wow. Wow. Evviva. Evviva. Evviva. Ma dov’e’ che si mangiano i noodles qua intorno?
Ripresi dalla delusione di non essere usciti rigenerati dalla passeggiata naturalista, abbiamo provato con lo shopping. Ma solo perche’ pioveva. Altrimenti ci saremmo dedicati a una cosa a caso. La visita di un tempio.
La serata l’abbiamo passata nel caratteristico quartiere di Gion. Cena per 12 in un posticino nel vicolo del quartiere. Uno di quelli che la puzza di pesce ti fa sentire protagonista di Nemo.
Loro ostriche, sashimi e pesce alla griglia. Io mc nuggets al Mc Donald. La notizia e’ che, volendo, avrei potuto anche mangiarle con le bacchette, che ormai uso con la stessa manualita’ con cui Valentino Garavani disegnava un abito. Immaginate lo stile.
Poi pero’ ho recuperato. Patatine fritte nel locale dopo cena, un brownie ai mezzi con Akubi Girl e qualche cioccolatino comprato di passaggio al Seven Eleven. Insomma, l’interno coscia si e’ saziato e anche il girovita diciamo che non e’ morto di fame.”

CAPODANNO A TOKYO – IL NUOVO ANNO

tokyo 4Il nuovo anno e’ iniziato all’insegna della spiritualita’. In realta’, per la precisione, e’ iniziato con il sake’. Ma la notte di capodanno e’ cosa da occidentali e quindi non conta. Il primo gennaio invece ci siamo immersi nella cultura giapponese e fatto il pellegrinaggio dei sette templi per la benedizione. Che tradotto in religione cattolica sono praticamente i sepolcri.
Ma tranquilli. Buddha non e’ morto. Altrimenti Rai Uno ci avrebbe gia’ fatto una fiction con Beppe Fiorello protagonista.
I giapponesi ci hanno invitato a seguire i loro riti. E cosi’ ci siamo ritrovati a suonare il gong del tempio, ad accarezzare la testa del dio della saggezza, a inchinarci al dio della fortuna. Ora quando vedro’ un giapponese in Italia mi tocchera’ proporgli di recitare un rosario con mia nonna. Lui, pero’, mi rispondera’ che deve fare la fila da Prada. E si inchinera’.
Nel pomeriggio, shinkansen per kyoto, citta’ antica, spirituale e templi come se nevicasse sulle Dolomiti. L’impatto e’ stato emozionante. Yumi la proprietaria della ryokan ci ha accolti in kimono e portato nella nostra stanza in un vicolo che sembra davvero che da un momento all’altro esca Mimi Aiuara per andare agli allenamenti. Che esca Lupin, e’ un’ipotesi che non prendo nemmeno piu’ in considerazione. Affrontero’ la visita di Kyoto con la consapevolezza che la mia interiorita’ e’ diversamente spirituale. In che senso? Beh, al mio amico che era gia’ a kyoto ho mandato un messaggio chiedendo se c’era starbucks. Tanto che i templi qui siano belli lo sanno tutti, ma se non prendo un buon chai tea come faccio ad avere le energie per visitarli?”

CAPODANNO A TOKYO – I BAGNI A TOKYO

tokyo14Finalmente e’ accaduto. Anche se ci sono cose che una donna single non dovrebbe mai raccontare nell’ipotetico caso che qualche malcapitato abbia fatto pensieri impuri su di lei, io me ne frego e vi raccontero’ la mia esperienza in una stanza di disimpegno in terra nipponica, che, detto in parole povere, significa che sono andata a fare la pipi’ nel bagno di un ristorante di Tokyo.
Appena entrata il copriwater si e’ aperto automaticamente. E gia’ ho iniziato a ridere. Fatto quello che dovevo (maschi, pensate che porto una terza di reggiseno e distogliete il pensiero dal momento “disimpegno”) non potevo andar via senza nemmeno premere almeno due o tre bottoni della pulsantiera dello shuttle – water. Alza la tavoletta, abbassa la taboletta, alza la tavoletta, abbassa la tavoletta, alza la tavoletta, abbassa la tavoletta. Scritto cosi’ puo’ sembrare noioso, ma vi assicuro che farlo live e’ di un divertente pazzesco, soprattutto dopo aver bevuto un paio di birre.
E va bene, se proprio vi annoia, metto un po’ di musica, se riesco a capire quali cavolo di pulsanti devo premere. Ah ecco. Non c’e’ Raffaella Carra’ ma con un po’ di pazienza si trova qualcosa di movimentato. Ci aggiungo pure i giochi d’acqua, laterali e orizzontali. E se con tutta sta caciara ancora non vi state divertendo, beh, passate al prozac. Io ho riso un casino, ma si sa io mi entusiasmo anche per le favolate.
Tornata al tavolo, l’argomento di conversazione si e’ focalizzato sulla birra e sulle sue proprieta’ diuretiche. Pare che per contrastarle, non si debba fare la pipi’ la prima volta, perche’ poi entri nel vortice e non smetti piu”. L’argomento puo’ sembrare superficiale, ma in realta’ e’ profondo e vi spiegherei i motivi se non dovessi di nuovo andare a giocare con la pulsantiera! Ecco…  ho parlato un’altra volta di pipi’? Allora, porto una terza di reggiseno e, quando voglio, so fare gli occhi da cerbiatta. Recuperata immagine sexy? No? Ok, pazienza. Ce li facciamo una carbonara e un bicchiere di vino?

CAPODANNO A TOKYO – L’INCHINO DEI GIAPPONESI

 

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I giapponesi si inchinano. Tu gli rivolgi la parola e loro si inchinano. Se avete una figlia con velleita’ da Kate Middleton portatela davanti a un giapponese e lei si sentira’ Maria Antonietta. Una regina, non una decapitata. Ovviamente.
Io invece come Mike Tyson prima di staccare a morsi un orecchio al suo avversario.
Cavolo, inchinatevi, anzi grazie per farlo, ma se dovete dirmi di no, scuotetela la testa. Perche’ se vi inchinate e annuite io capisco, uno che avete capito la mia domanda e due che mi state rispondendo di si. Invece, la riposta e’ no. No, non hanno capito la domanda. E no, non hanno il wi-fi, non ce l’hanno mai, no, non hanno posto per cena, no, non hanno la carne kobe, ecc. ecc. Che poi gli sorridi, perche’ non sia mai ci restano male iniziano a fare una serie di inchini che in confronto le flessioni del soldato Jane sono una passeggiata di salute.
Oggi, prima della capodanno nippo night, visita a Odaiba, dove sono ricostruiti il Golden Gate, la statua della liberta’, la Torre Eiffel e anche un Disneyworld. L’isola, manco a dirlo, e’ artificiale. Praticamente chi si e’ inventato sta cosa ha studiato creativita’ alla stessa universita’ di Renzo Bossi.
Il viaggio in trenino per arrivarci invece e’ stato emozionante. Akubi girl ha fatto la hola quando mi ha vista guardare fuori dal finestrino con aria entusiasta. Treno monorotaia in mezzo ai grattacieli con lo skyline di Tokyo a vista e arrivo al Tokyo Big Sight, dove c’era cosi tanta gente che Mila, la mia amica della coppia “Mila e Ciro” ha stigmatizzato “Ma che danno il sushi gratis”?

CAPODANNO A TOKYO – PIOVE A TOKYO

tokyo8Sara’ colpa mia che non riesco a gestire le relazioni, ma durante questo viaggio tra me e la lonely planet si sono sviluppate delle incomprensioni insanabili. Il ristorante nominato a pag. 47 e’ segnalato sulla cartina a pag.44. Ma per capire se cucina carne o pesce devi andare a pag 98 e forse, se all’autore gli girava bene, trovi la descrizione. Provate a immaginare se capita che nella stessa zona vuoi pure visitare qualcosa, fare shopping, divertirti e pernottare. Una volta ottenute tutte le informazioni, non solo hai dimenticato il quartiere in cui ti trovi, ma anche la citta’.

Comunque, giornata di pioggia ieri a Tokyo. Io e Bia pero’ non ci siamo scoraggiate e cosi’ eccoci arrivare a Yoyogi Park per visitare il tempio di Meji jingu. Io ho camminato da Shibuya fino al tempio. I miei piedi, invece, hanno preso la canoa. Quelli che pensano che gli ugg sono poco sexy, sappiano anche che imbarcano acqua. Australiani, ve la posso dire una cosa? C’avete solo i canguri. E qualche koala.
Stavolta al tempio abbiamo pure scritto la preghiera. Speriamo non si creino incomprensioni spirituali tra gli Altissimi, perche’ Buddha lo vedo bello grosso. E noi non possiamo rischiare di fare Pasqua due volte nello stesso anno che siamo in spending review. Una volta gli è andata bene, ma la seconda non è detto che siano sufficienti tre giorni. Si rischiano troppi giorni di ferie.

A proposito di spendig review, le uniche strisciate della mia Amex sono state fatte da Starbucks e all’Hard Rock. E oggi, vista la lunga passeggiata a Ometonsato, avrei potuto farle provare l’ebrezza di vari circuiti bancari, che a lei piace tanto conoscerne di nuovi, ma sto ancora valutando se il Giappone merita il mio shopping. Il mio conto corrente sicuramente non lo meriterebbe. Ma con lui ho un rapporto ancora piu’ complicato che con la Lonely.