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IL RE LEONE A LONDRA E… TOP SHOP

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london 3Ogni volta che una compagnia italiana mette su un musical, Andrew Lloyd Webber per vendicarsi fa nascere un tronista con aspirazioni da attore.
Questo pensavo ieri a teatro guardando il musical del Re Leone. Oltre che se non avessi sprecato soldi per guardare musical in Italia, adesso avrei le All Star di tutti i colori, sia alte che basse.
Ma torniamo a inizio giornata. Io e Bond stiamo attraversando Hyde Park dopo aver acquisto la consapevolezza che Top Shop e’ il negozio che e’ bello andarci se sei una ragazzetta che si sente Anna Wintur e che noi non siamo ragazzette e al massimo ci sentiamo Bridget Jones quando ancora non ha incontrato Mark Darcy.
Se arrivato a Buckingam Palace pensi alla sua rendita catastale, vuol dire che sei un italiano in fase di scadenza IMU conclamata.
Durante il cambio della guardia un vecchietto simpatico ma con zero capacita’ di sintesi ci ha informato della parata di oggi, partendo dalla seconda guerra mondiale e passando per la storia del suo reggimento.
A confronto del tempo di Londra, l’instabilita’ degli uomini che mi capitano viene ridimensionata. Anzi no. Perché ieri vento, pioggia, sole. Ma niente grandine. Quindi sono sempre loro i piu’ instabili.
Passeggiando a Camden, la mia amica Bond ha deciso di farmi vivere un’esperienza fusion. Che e’ una cosa in ambito gastronomico ovviamente. Per esperienze di altro tipo, aspetto il passaggio al fantafusion. Forse, chissà‘.
Dal felafel a pranzo ai noodles a cena, senza nemmeno una porzione di patatine fritte a merenda.
E ora sfido il mio metabolismo a dire che abbiamo un rapporto monotono.

A LONDRA LO CAPISCI CHE SEI A LONDRA

Se ti capita un momento di disorientamento a Londra, puoi magari dimenticare come ti chiami, ma non che sei nel Regno Unito.
Troverai sempre una bandiera che te lo ricorda, con tanto di messaggio subliminale annesso. C’e’ l’Europa dell’euro e quella senza e tu, turista italiano, fai parte di quella sbagliata.
Il mio senso civico mi impone a questo punto di menzionare il tricolore.
Che rimane la nostra bandiera. Nonostante Lapo Elkann e le sue operazioni di marketing. Perché l’Italia e’ cool, il Made in Italy un trend, il tricolore un brand e il congiuntivo un optional.
Intanto io, dopo la prima serata, ho già acquisito delle certezze.
A Londra il tempo fa schifo, ma vedere il Big Ben da Trafalgar Square con una pioggia leggera fa molto English, il cambio euro/sterlina e’ sfavorevole, ma nonostante questo conto di dare soddisfazioni agli amici dell’amex e, cavolo, ogni volta che parto per un week end, il mio fegato si sente come l’italiano medio rispetto a Monti. Tartassato.

To be’ continued….

LO COME LOVE E COME LONDRA…MA PIU’ COME LONDON!

londonCon william ancora nella fase just married,  hugh grant appesantito e jude law a los angeles,  la parte “love” del mio week end  inglese comincia in salita. E il pessimismo non dipende per niente dal fatto che accanto a me sia seduto un hamish. Poteva sempre capitarmi un portatore sano di polmonite, visto che il neonato isterico ce l’ho al sedile davanti e il prete a quello di dietro. Fortunatamente, la visualizzazione del negozio di Stella McCartney in Buster Street ha l’effetto di abbassare il pianto della creatura di un paio di toni. Anyway… Adesso sono a Londra. E precisamente alla fermata della metropolitana che da heathrow mi porterà a South kensington dove troverò ad aspettarmi la mia amica 007 dalla Russia con amore, che per praticità, da adesso in poi, chiamerò Bond. Per il momento l’esperienza “metropolitana dall’aeroporto” non e’ affatto traumatica. Nel treno ci sono poltroncine confortevoli. Quelle con il velluto. Certo gli acari vivono i comuni problemi legati all’alta densita’ di popolazione, ma per noi umani sono comode. Oltre i taxi e l’underground, da Heathrow parte anche il train express, pero’ al momento dovrete accontentarvi delle spiegazioni per prendere la metropolitana che non e’ che posso tornare indietro e testare le altre opzioni, nemmeno facessi lonely di nome e planet di cognome. Dunque, arrivare a prendere la metro e’ semplice come prendere la laurea se ti chiami Bossi Renzo. Basta seguire le indicazioni Underground.  Il biglietto si compra alle casse automatiche o al negozietto con l’omino. Conviene comprare la Oyster Card, che e’ una tessera ricaricabile. Tenete conto che il biglietto da Heathrow costa un po’ piu’ di 5 pound quando decidete la somma di cui ricaricare, somma a cui dovete aggiungere 5 pound di cauzione. Si può′ pagare con carta di credito, anche se io ho ritirato i soldi al bancomat direttamente in aeroporto, per scoprire che 100 pound corrispondono a 130 euro. Praticamente, un italiano a Londra e’ come un americano a Roma. Povero. Intanto e’ passata poco meno di un’ora e sono South Kensington.  It’s London time!!!!