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LOVING VENICE & SANTA MONICA

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la8A Venice di persone strambe ne vedi tante. E io mi sono subito immedesimata.

Cammino, mi guardo intorno e rido da sola. In realta’ ho notato che negli ultimi giorni e’ una cosa che mi e’ capitata spesso, ma non mi preoccupo.

Sono sicura che lunedi, al primo clacson condito da frasi tipiche dal “che te possino ammazzarte” a “ma te vuoi muovere che devo andarmi a fare tu moglie” ritornero’ subito in me.

Al momento, pero’ sono seduta in un bar davanti all’Oceano, mentre bevo una tazza di cappuccino con cosi’ tanto latte che la mucca sara’ rimasta a secco per almeno un paio di giorni.

E’ presto, c’e’ la nebbia e una leggera brezza. io sono incappucciata nella felba Venice California che ho appena comprato, ascolto the sound of sunshine nell’ i pod e… mi sento felice.

Cosi’ felice che quasi quasi noleggio una bike. Ovviamente non lo faro’ mai, ma volevo solo far capire a chi mi conose bene quale e’ esattamente il mio livello di felicita’.

A Venice si arriva in taxi. Suppongo ci sia anche qualche altro modo e il fatto che io stia tornando in bus lo dimostra. Comunque, per la corsa in taxi dovete budgetizzare circa 55 dollari, sempre che non vi muoviate in orari di punta. Considerate pero’ che trovare un taxi per tornare e’ roba da professionisti. Se come me non lo siete, prendete il 704 dall’incrocio Santa Monica e Ocean, un dollaro e mezzo e sarete a LA-Beverly hills in mezz’ora, quaranta minuti.

Tornando a Venice, andateci asdolutamente la mattina presto. incrocerete surfisti che parcheggiano le macchine e, surf sotto il braccio, vanno scalzi verso il mare, gruppi di persone che fanno ginnastica e respirerete l’aria dell’oceano.

Colazione e poi potete iniziare a passeggiare verso il molo di Santa Monica. La strada che i snoda praticamente sulla spiaggia e’ una sola, quindi non potete sbagliarvi. Una sola accortezza. Se sentite i campanelli delle biciclette, non e’ perche’ state incrociando degli americani particolarmente friendly, ma perche’ sulla vostra destra c’e’ la pista dedicata alle bikes. Se siete a piedi dovete prendere quella di sinistra.

A un tratto davanti a voi vedrete un luna park. Vi state avvicinando al Santa Monica Pier che e’ stato set di vari film, dice la guida. Sono sicura sia vero, ma al momento io mi ricordo solo che di sicuro ci e’ stato assassinato un marine in Ncis Los Angeles.

Una volta sul pier, con il luna park sulla sinistra, prendete la salita a destra e vi troverete sulla Ocean Drive con, la riconocerete subito, la grande scritta che vi da’ il benvenuto al pier (si, ci siete appena stati al pier, ma ora non e’ che potevo scrivere al contrario per farvi trovare nella direzione giusta).

Una volta sulla Ocean, girate a sinistra e passeggiate lungo la staccionata che, senza nebbia, vi permette di ammirare l’immensita’ dell’oceano.

Dopo un block prendete la Santa Monica Boulevard e camminando incrocerete la Third Promenade, strada giovane e movimentata con ragazzi che cantano a ogni angolo e tutte le grandi catene di negozi, da Abercrombie, a Gap, a, ahime’, Victoria Secret.

La Lonely segnala anche Montana Avenue come via dello shopping. Prenderei quello che lo ha scritto e lo condannerei a spendere stipendio e tredicesima in quella strada e poi, naturalmente, a indossare quello che ha comprato. Ne ho approfittato per una veloce sosta pranzo da Starbucks, prima di dare un’ultima occhiata all’Oceano e tornare a LA. Sandwich con tacchino e chai tea latte.

Ormai apprezzo anche gli improbabili accoppiamenti alimentari. Ma quanto sono americana?

Saltata la prevista sosta al Getty Center, sno tornata a Beverly Hills. Ho risparmiato piu’ di 50 dollari sul ritorno da Venice e devo investirli. Quando mi arrivera’ il conto della carta di credito, male che va, potro’ dedicarmi al contrabbando di intimo di Victoria Secret.

Non credo di poter applicare il piano NAFA, night awake flight asleep, anche al viaggio di ritorno, perche’ al momento ho piu’ voglia di chiudere glii occhi che di passare la notte con Jude Law, pur avendo l’imbarazzo della scelta sull’intimo da indossare!

Stasera doppie sweet potato fries… per affogare nel fritto la paura dell’aereo… Meglio nel fritto che in prigione. Eh si, perche’ causa profonda stanchezza, ho rischiato l’incidente diplomatico.

Nel mio difficile rapporto con i taxi di LA, ho acquisito solo una certezza.

Si fermano davanti al Kodak Theatre. Arrivo li’ davanti (dopo che da Beverly Hills avevo deciso di dare un ultimo saluto alla walk of fame e… comprare un cappello che avebo gia’ visto la prima sera) mi dirigo all’inizio della fila, ma non appena mi avvicino alla portiera, mi ritrovo un poliziotto a fianco.

Era una macchina della polizia. good night…

BEING A BEVERLY HILLS WOMAN…

laSiete certi di avere senso dell’orientamento e che con una map in mano potete fare vostra la citta’? Beh, sllora non dovete essere testardi. Se non incrociate le strade segnate non e’ perche’ e’ sbagliata la cartina, ma semplicemente perche’ avete preso la strada nella direzione sbagliata.

Un’indigena mi ha consigliato di girare Beverly Hills con il Tmz Tour, canale americano specializzato in gossip.

Caro Signorini, tu potrai pure sapere se Barbara D’Urso si depila con il rasoio o con la ceretta, ma io so dove Geroge Clooney mangia l’insalata, dove hanno beccato Hugh Grant con la prostituta, dove Brad Pitt faceva il pollo vivente prima dell’attore, dove keanu Reeves beve il caffe, dove vengono portate Lindsay Lohan e Paris Hilton quando combinano qualche casino e anche dove vengono processate.

Red so che ti avevo gia’ convinta con l’insalata di Clooney, ma, per dissipare ogni eventuale dubbio, sappi che ho visto anche dove la Aniston va a tagliarsi i capelli!!

A Los Angeles ci sono solo due linee metro e qualche autobus. In effetti, e’ poco glamour fermarsi all’angolo di Rodeo Dr per aspettare un bus. O almeno, sara’ poco glamour fino a quando qualche celebrities non attraversera’ un momento ecologista e decidera’ di non usare piu’ la macchina.

Tutto questo per dire che l’unica parte della rete di trasporti pubblici utile per i turisti e’ quella che collega Hollywood alla Universal City. Il treno si prende sulla Hollywood a 100 metri dal Kodak Theatre. Una fermata, in direzione North, e siete alla UniversalCity.

E’ una sola, ma e’ molto lunga, lo sottolineo cosi’ evitate di avventurarvi a piedi. Tutto il resto e’ taxi.

Comincia cosi’ la visita agli Studios. 77 dollari l’entrata generica,  129 quella per saltare la fila, che voi non vedete, ma, fidatevi, c’e’. Non siate ingenui come me, se vi chiedono 57 $ in piu’ … ci sara’ un motivo! Evitare 40 minuti di fila per prendere la navetta e fare il giro dei set, per esempio

Tra effetti speciali ed esperienze 3d ho visto i set di Ghost Whisperer, Bones, Desperate Housewifes (red, you missed me!!!!) e quello vintage de La Signora in Giallo con tanto di barchetta con la scritta Cabot Cove. E poi tutte le ambientazioni cinematografiche, quella americana, quella western, quella europea e infiine la jurassica.

Ve la ricordate la piazza con l’orologio di Ritorno al Futuro? L’ho vista!!!!

Insomma, molto american style e molta scena, ma c’e’ anche un po’ di arrosto. O meglio di cheesburger well done con una montagna di patatine fritte, quello che mi sono mangiata subito dopo il tour.

Ritorno a Hollywood e taxi in direzione Beverly Hills. E’ vero, il piano era di vederla con il Tmz Tour e basta, ma non ho resistito  e ci sono tornata. Nel negozio 7forall markind, sulla Robertson incrocio con Beverly Bl, c’era il 30% di sconto. Quando uno dice che le donne hanno il sesto senso!

Sulla stessa strada c’e’ anche All Saints strepitoso negozio newyorkese e Splendid, perfetto per chi come me attrabersa il momento Sienna Miller. Sono sicura ci sia anche il monomarca di Pretty Ballerinas, ma, thanks God, non l’ho ritrovato.

Sto soffrendo di una sorta di sindrome dell’Ikea, quella che spinge i vegetariani a comprarsi il trincia pollo. Cosi, io, tacco addicted, sento che la mia vita non e’ completa senza un paio di Pretty, per di piu’ leopardate e con il fiocchetto azzurro.

Che dire, allo stesso livello di inutilita’, meglio trovare indispensabili un paio di scarpe piuttosto che un uomo.

In zona, concetto che a LA e’ molto ma molto relativo, ci sono anche il Beverly Center, dove fanno shopping le celebrities e dove troverete Macy’s, Bloomingdale e una serie infinita di negozi, in alcuni dei quali si possono avere sconti, dopo che all’accoglienza clienti avrete ritirato la card per i turisti (basta mostrare il passaporto).

Io pero’ ho preferito arrivare su Rodeo Drive e passeggiare fino a perdermi tra i negozi , tra le palme di una strada che all’imbrunire e’ poco affollata e quasi magica… bla bla bla.. ok, confesso, speravo di trovare aperto il negozio di Juicy Couture.

Lo avevo detto che a LA i taxi non si fermano, vero? Allora il motivo per cui mi sono avventurata sulla Santa Minica Boulevard, tutte case e zero persone in giro, davvero non me lo spiego. In realta’ invece si, ma fa davvero poco hollywood dire che volevo camminare per mangiare patatine fritte all day long. Cena fuori con i miei nuovi amici americani, dove ho sprecato le ultime energie rimaste per intingere le alette di pollo nella BBQ sauce e le patatine nel ketchup…

IO, SIENNA E LE STELLE…

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L’arrivo a LA e’ stato grandioso.

Chai tea latte in mano, taxi e inizio dell’avventura.

In albergo, il portiere, evidentemente rincoglionito dalle mie chiacchiere, mi dice “you seem so excited, i give you a better room”.

Che dire, meno male che non gli ho procurato una sensazione negativa visto che adesso dormo in una stanza pazzesca.

Non mi dilunghero’ nella descrizione del grande e soffice letto, degli specchi e della doccia che affaccia direttamente in camera perche’ so gia’ che le battute dei miei amici me le porterei dietro fino alla morte che spero non avvenga nel viaggio di ritorno.

Dopo una breve sosta in piscina a bere un skybar royal, mi sono avventurata sulla sunset boulevard, non su una lotus, ma miseramente by feet.

La passeggiata fino a La Brea e’ stata lunga, ma poi ho incrociato la Hollywood.

Ho guardato a terra ed ero sulla walk of fame.

Le stelle sono tante, milioni di milioni…. Il copywriter di quella pubblicita’ o aveva avuto una notte di San Lorenzo particolarmente fortunata oppure era appena tornato da LA.

Sguardo in basso sulle stelle, sguardo in alto per non andare a sbattere contro qualche palo, la passeggiata sulla walk of fame potrebbe rivelarsi un toccasana per i problemi cervicali.

Subito dopo il Chinese theatre e il Kodak theatre, quello degli Oscar, tanto per capirci, trovate l’Hollywood&Highlights dove tra ritoranti e negozietti c’e’ anche lo store di Victoria Secret, le cui mutande devono avere un ingrediente segreto che crea dipendenza, come il Big Mag, la nutella, la coca cola o una minorenne con ambizioni televisive per Berlusconi.

Hamburger e Sweet potatoes, che pare siano molto trendy a LA, e dritta a letto, ma tranquilli, dopo 4 ore sono di nuovo sveglia perche’ a Roma la pioggia ha annacquato qualche cervello e pare che l’economia italiana rischi il tracollo definitivo se non invio un paio di mail.

Beh, almeno per qualcuno sono indispensabile.

La notizia della morte di Gheddaffi arriva quando a LA albeggia appena e io sono avvolta in un morbido accappatoio, aspettando un orario lecito per accendere il phon e asciugarmi i capelli.

Finalmente alle sette e mezza sono pronta per uscire.

Alle dieci una macchina verra’ a prendermi per portarmi a Los Feliz a un meeting,

Ho solo poco tempo dunque per arrivare di nuovo a Hollywwod&Highlights a guardare la scritta Hollywood sulla montagna, che, ahime’, avvolta dalla nebbia, lascia intravedere solo un H, una O e vagamenre una D.
Se stessi giocando all’impiccato comunque non avrei dubbi che la parola e’ Hollywood!

Dopo due talk coffee, un chai tea latte e un meeting a Los Feliz durante il quale, i contatti con l’Italia in tempo reale hanno fatto crescere il budget con la stessa velocita’ con cui sono cresciuti labbra e zigomi della Moric.

Per farmi superare il trauma di lavorare a Los Angeles, mi hanno portata a una sorta di pranzo pomeridiano al Royal T, che e’ fantastico anche se non ho la minima di idea di dove si trovi.

Dopo pranzo, il trauma era gia’ decisamente superato, anche se, per essere proprio sicuri di evitare una ricaduta, ho deciso di fare un po’ di shopping al the Grove, sulla Fairfax Avenue, dove l’inconfondibile odore di Abercrombie non fa presagire nulla di buono.

L’amica che mi ha consigliato caldamente di andarci dovra’ come minimo invitarmi a cena, visto che per un po’ potro’ permettermi solo pane raffermo bagnato nell’acqua. In ogni caso, ho evitato il negozio di Marc Jacobs che e’ una forma di autotutela non da poco.

Di un paio di hunter pero’, visto che l’autunno si preannuncia piovoso, non ne ho proprio potuto fare a meno. In realta’, non ho potuto fare a meno anche di svariate altre cose, che pero’ non elenco, visto che la mancanza di adeguate pezze di appoggio per giustificarle mi procura un grande senso di colpa. Copiare Sienna Miller non rientra tra i motivi che giustificano una o piu’ strisciate della carte di credito, vero?

Alla fine, se avete in mano un numero indefinito di buste tra cui anche una con una fetta di cheescake comprata alla cheescake factory, il taxi prendetelo subito, perche’ a LA, i taxi non sono come a New York. Se muovi il braccino per fermarli, loro tirano dritto.

Conclusione, arriverete in albergo con le gambe che hanno acquisito ad honorem il titolo di “vita propria”.

LA PARTENZA PER LOS ANGELES – IL PROGETTO NAFA

la2hy guys… fedele al piano “night awake & flight asleep”, che d’ora in poi chiameremo N.A.F.A., ho gia’ dormito un paio d’ore.

Mancano quindi 11 ore all’arrivo a LA e al momento voliamo su Londra.

In realta’ dovrei parlare al condizionale, perche’ sebbene abbia lo schermo informativo solo quattro sedili avanti, mi sento come a scuola quando dovevi stringere gli occhi per guardare la lavagna e avevi i tuoi primi approcci con la miopia.

Oggi, che con lo scompenso visivo ho una certa familiarita’, il mio pensiero corre alla fattura dell’oculista che, da un rapido calcolo, verrebbe a costarmi quanto uno dei jeans Seven che comprero’ a LA. Onde evitare fastidiose rinunce, facciamo che ci vedo e diciamo che e’ pacifico che siamo su Londra e mancano 11 ore all’arrivo.

Potrei iniziare questo post annoiandovi con la mia solita fobia dell’aereo, ma ormai lo ha capito pure Renzo Bossi che mi fa paura e se lo ha capito senza nemmeno una metafora allora possiamo essere certi che il concetto e’ elementare, cosi’ come la terra e’ tonda. Si, idiota. La terra e’ tonda.

Potrei raccontarvi la storia del biondo principe azzurro che gli cresce il ciuffo rosso, gli si increspa il capello e si trasforma in Mirko dei Bee Hive.

Potrei scrivere dell’importanza della famiglia e degli amici con una nonna che teme mettano poca benzina nell’aereo, una mamma con un pacchetto azionario di preoccupazioni che se fossero quotate adesso starai viaggiando in business e un’ amica che ti esorta a stare attenta, ma con la giusta elasticita’. Praticamente, se Jude Law volesse violentarmi non dovrei stare li’ a fare la bacchettona.

Mia madre ho tentato di tranqulizzarla con delle considerazioni sociologiche.

Andro’ a LA…. il posto che, se qualcosa va storto e ti ritrovi a fare la escort sulla sunset boulevard, dove oltretutto ho l’albergo, potrei finire in una Lotus con Richard Gere, mica come in Italia dove, gira che ti rigira, mi ritroverei sempre e comunque nel letto di Putin.

Mamma mi ha dato della stupida e sentenziato che per fare la escort qualcosa mi manca e qualcosa ho di troppo. Ho intuito cosa volesse dire, ma ho preferito non approfondire. E poi uno si chiede perche’ non ho l’istinto materno.

Potrei scrivere tutto, dunque, ma non scrivero’ nulla perche’ devo portare avanti il mio progetto e… dormire. Dopo il pranzo che chiamarlo pranzo fa diventare l’aperitivo al chiosco di Ponte Milvio una cena di gala e un bicchiere di vino così pieno che un astemio adesso starebbe ballando il tuca tuca sull’ala… dormo.

Hy again… Mancano 6 e 51 min all’arrivo a LA. L’operazioe NAFA procede alla grande.

Ho dormito quasi 4 ore che sommate alle due precedenti fanno un totale di ben 6 ore. Adesso mi sento pronta per affrontare il fuso di LA e anche la lettura di Repubblica.

Una volta aggiornata sulle peripezie di Silvio, una vita in bilico tra un’orgia e una crisi di Governo, iniziero’ a leggere “un regalo da tiffany”, per iniziare a respirare aria americana e per ricordarmi che l’amore esiste, deve solo trovarti.

Magari dovrebbe comprare un navigatore migliore, ma con questa cavolo di crisi, probabilmente non puo’ permetterselo. Facciamo una colletta e poi ce lo smezziamo?

Comunque tra poco saro’ a Los Angeles, per cinque giorni il mio Presidente sara’ Obama e non quel nanaccio di Berlusconi e il mio cuoricino si sentira’ a stelle e strisce…. what else?

see you soon!